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DOPO UN ICTUS

Le nuove vie riabilitative
passano per il cervelletto

Un’équipe di ricercatori della Fondazione Santa Lucia di Roma, guidata dal dottor Giacomo Koch, ha indagato le potenzialità della stimolazione magnetica transcranica in questa area dell’encefalo, ottenendo ottimi risultati

9 Dicembre 2018

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Le nuove vie riabilitativepassano per il cervelletto

Sopravvivere a un ictus vuol dire in moltissimi casi intraprendere un lungo percorso di riabilitazione. Una sperimentazione svolta dall’équipe del dottor Giacomo Koch, responsabile del laboratorio di neuropsicofisiologia sperimentale della Fondazione Santa Lucia di Roma ha indagato con buoni risultati le potenzialità della stimolazione magnetica transcranica – una tecnica non invasiva che consiste nel creare un campo elettromagnetico che vada a stimolare determinate zone del cervello del paziente - applicata al cervelletto come integrazione ai trattamenti tradizionali di neuroriabilitazione. Lo studio, finanziato dal ministero della Salute nell’ambito dei progetti di ricerca finalizzata, è stato appena pubblicato dalla rivista scientifica ‘Jama neurology’.

Il ruolo del cervelletto. Il cervelletto è un’area anatomica dell’encefalo che riveste una funzione fondamentale nell’apprendimento degli schemi motori e della capacità di svolgere azioni complesse, ma sembra coinvolta anche nello sviluppo di funzioni cognitive come il linguaggio, la memoria e l’attenzione nonché nella regolazione delle nostre risposte a stati di paura e piacere. “Questa funzione di regia che svolge il cervelletto – spiega Koch – è stata lo spunto da cui è nata la sperimentazione. Anziché stimolare direttamente le aree del cervello danneggiate dall’ictus cerebrale, siamo andati a stimolare, per così dire, la ‘centrale’ dell’apprendimento delle attività danneggiate. Per questa sua stessa natura il cervelletto è anche una delle sedi principali della plasticità cerebrale, ovvero quella capacità del nostro cervello di riorganizzarsi in nuove reti neurali in risposta al danno subito. Volevamo stimolare il cervelletto, per verificare possibili ricadute positive a cascata sulle aree cerebrali a cui viene poi demandata l’attuazione e il controllo delle funzioni apprese”.

I risultati. Gli effetti della stimolazione sono stati verificati dal gruppo di ricercatori mediante analisi del cammino ed esami di neurofisiologia, che hanno permesso di registrare un effettivo aumento dell’attività neurale nell’area parietale posteriore del cervello, importante per il controllo del cammino e dell’equilibrio. “In base a parametri oggettivi calcolati mediante Berg Balance Scale – prosegue il dottor Koch – i pazienti trattati con stimolazione magnetica transcranica sono passati da un valore di scala che indica il rischio caduta a un valore di scala corrispondente alla capacità di camminare in sicurezza”. Complessivamente i ricercatori hanno coinvolto nella sperimentazione 36 pazienti: la metà trattati con stimolazione magnetica transcranica del cervelletto per tre settimane, il restante gruppo di controllo con sedute di fisioterapia tradizionale. Il primo gruppo ha registrato un miglioramento di cammino ed equilibrio superiore del 20 per cento rispetto al gruppo di controllo. (MATILDE SCUDERI)

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