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STUDIO NAZIONALE SULLA FERTILITÀ/1

Fare un figlio? No, grazie!
Mancano lavoro e sostegno

Diffusi i risultati di un’indagine nazionale sulla salute sessuale e la fertilità degli italiani, rivolta a popolazione generale e professionisti. Luci e ombre nei risultati sulla popolazione generale, poco informata e propensa a fare figli

5 Marzo 2019

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Fare un figlio? No, grazie!Mancano lavoro e sostegno

Arrivano i risultati di una grande indagine a livello nazionale sulla fertilità e la salute sessuale e sui professionisti di area sanitaria coinvolti in questo ambito. Un progetto nato nel 2015 su impulso del ministero della Salute, nell’ambito delle azioni centrali del programma del Centro nazionale per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ccm) che ha lo scopo di raccogliere informazioni sulla salute sessuale degli italiani in modo da orientare e sostenere la programmazione di interventi a sostegno della fertilità in Italia. Sono state realizzate indagini rivolte sia alla popolazione potenzialmente fertile - adolescenti, studenti universitari e adulti in età fertile - sia ai professionisti sanitari - pediatri di libera scelta, medici di medicina generale, ginecologi, andrologi, endocrinologi, urologi, ostetriche – che hanno avuto luogo in un arco di tempo piuttosto ampio: il progetto è infatti iniziato ad aprile 2016 e terminato a ottobre 2018. Il coordinamento dello studio è stato affidato all’Istituto superiore di sanità (Iss) e hanno partecipato come unità operative: Sapienza università di Roma, Ospedale evangelico internazionale di Genova, Università degli studi di Bologna. Di seguito, suddivise per tranches di popolazione, ecco alcuni dei dati raccolti durante lo studio nazionale sulla popolazione generale. (MATILDE SCUDERI)

1.   INDAGINE ADOLESCENTI

Questa indagine è stata condotta, in ambito scolastico, con il supporto delle regioni e dei professionisti del Servizio sanitario nazionale (Ssn), su un campione, statisticamente rappresentativo, di 16.063 studenti prevalentemente di 16-17 anni. Ha coinvolto 941 classi terze di 482 scuole secondarie di secondo grado, distribuite su tutto il territorio nazionale. E’ stata registrata un'elevata rispondenza da parte dei ragazzi (80 per cento).

· Dalle risposte emerge un’errata percezione (sovrastima) da parte dei ragazzi e delle ragazze relativamente all’adeguatezza delle informazioni in loro possesso sulle tematiche della salute sessuale e riproduttiva che nella maggior parte dei casi (89 per cento i maschi e 84 per centole femmine) cercano su internet

· Si rilevano spazi di miglioramento nella conoscenza dei seguenti aspetti: fattori di rischio/protettivi per la riproduzione (età e stili di vita); alcune infezioni a trasmissione sessuale (Ist) quali epatite virale, sifilide, gonorrea, papilloma virus e clamidia; metodi contraccettivi in grado di proteggere dalle Ist

· Rimangono poco conosciuti i consultori (situazione invariata rispetto a quanto rilevato dall’indagine Iss2010). Anche il contatto con i medici specialisti è limitato

· Circa 1 adolescente su 3 ha dichiarato di aver avuto rapporti sessuali completi (35 per cento dei maschi e 28 per cento delle femmine)

· I metodi contraccettivi più conosciuti sono il preservativo (99 per cento) e la pillola (96 per cento)

· Per quanto riguarda l’utilizzo dei metodi contraccettivi, rispetto a un’indagine fatta dall’ISS nel 2010, rimane stabile la percentuale di chi non usa alcun metodo (10 per cento), mentre aumenta l’utilizzo del preservativo (77 per cento) ma anche quello del coito interrotto (26 per cento) e del calcolo dei giorni fertili (11 per cento)

· La famiglia è un luogo in cui difficilmente si affrontano argomenti quali ‘sviluppo sessuale e fisiologia della riproduzione’, ‘infezioni/malattie sessualmente trasmissibili’ e ‘metodi contraccettivi’. Solo il 10 per cento parla in famiglia di questi argomenti in maniera approfondita

· Il 94 per cento dei ragazzi ritiene che debba essere la scuola a garantire l’informazione sui temi della sessualità e riproduzione, ben il 60 per cento di loro ritiene che questo dovrebbe iniziare dalla scuola secondaria di primo grado o anche prima, dato che conferma quanto già emerso nell’indagine Issdel 2010; tuttavia solo il 22 per cento degli adolescenti vorrebbe ricevere queste informazioni dai propri docenti, mentre il 62 per cento vorrebbe personale esperto esterno alla scuola

· Emerge un gradiente Nord-Sud su alcuni aspetti indagati, soprattutto in relazione alle conoscenze. D’altra parte, la partecipazione a corsi/incontri sul tema della sessualità/riproduzione al Sud è pari al 33 per cento, decisamente inferiore a quella nel Nord del Paese pari al 78 per cento (aumenta il divario Nord-Sud rispetto al 2010)

· Solo il 7 per cento degli adolescenti pensa di non avere figli nel suo futuro, mentre quasi l’80 per cento di loro indica come età giusta per diventare genitore prima dei 30 anni.

2.   INDAGINE STUDENTI UNIVERSITARI

Questa indagine è stata condotta su un campione di 13.973 studenti universitari dei 18 atenei coinvolti, attraverso adesione volontaria all’iniziativa pubblicata sul sito dell’ateneo, riscontrando una limitata adesione pari a un 5 per cento di rispondenza; il campione degli studenti che hanno partecipato registra un’età media di 22 anni ed è composto per il 70 per cento di donne;

· i dati emersi in merito al consumo di alcolici e di tabacco hanno mostrato un quadro in linea con quanto già rilevato da altri studi: 1 su 4 degli intervistati ha dichiarato di fumare e 2 su 3 consumano alcolici nel corso della settimana e più dell’80 per cento è consapevole che questi comportamenti influenzano la fertilità, sia maschile che femminile;

· sebbene molti dei partecipanti abbiano riferito di sentirsi adeguatamente informati in merito a tematiche di salute sessuale e riproduttiva, l’analisi dei questionari ha portato a concludere che si tratti frequentemente di una sovrastima da parte degli interessati della loro conoscenza, o talvolta l’informazione che hanno è addirittura non corretta (come per gli adolescenti). La discrepanza fra le reali conoscenze e quelle percepite è stata osservata in quasi tutti gli ambiti del questionario;

· più dell’80 per cento dei rispondenti ha dichiarato di aver già avuto rapporti sessuali completi, con un’età media al primo rapporto tra i 17 e i 18 anni, sia per i maschi che per le femmine;

· per quanto riguarda i comportamenti nell’ambito della sessualità, un’elevata percentuale di rispondenti (95 per cento) ha dichiarato di usare metodi contraccettivi nei rapporti abituali: il preservativo (71 per cento), la pillola e altri metodi ormonali (46 per cento), coito interrotto (24 per cento); tuttavia il 22 per cento dichiara di aver avuto rapporti occasionali non protetti;

· l’età giusta per diventare genitori viene percepita tra i 26 e i 30 anni, ma sui tempi della fertilità maschile e femminile non c’è una corretta conoscenza, considerando tempi più lunghi rispetto a quelli biologici;

· la scuola ed incontri educativo-informativi sono percepiti come il miglior canale di diffusione ed informazione per tali tematiche; anche se il 90 per cento hanno riferito di essersi informati autonomamente;

· per quanto riguarda il contatto con i medici specialisti, mentre quasi il 75 per cento delle studentesse ha fatto una visita ginecologica solo 1 ragazzo su 4 è stato dall’andrologo; per quanto riguarda il consultorio familiare si sono rivolte a questo servizio il 34 per cento delle studentesse intervistate, mentre è stato utilizzato solo dal 13 per cento dei maschi

3.   INDAGINE ADULTI

Questa indagine è stata condotta su un campione di 21.217 persone di età 18-49 anni, rappresentativo della popolazione residente in Italia, nell’ambito delle interviste telefoniche del sistema di sorveglianza Progressi delle aziende sanitarie per la salute in italia (Passi) dell’Iss, riscontrando una rispondenza dell’86 per cento;

· le risposte mostrano che non c’è piena consapevolezza del ruolo giocato dall’età nella fertilità biologica femminile e ancor più nella capacità riproduttiva maschile. Infatti solo il 5 per cento del campione è consapevole che le possibilità biologiche per una donna di avere figli iniziano a ridursi già dopo i 30 anni; una buona parte, 27 per cento pensa che questo accada intorno ai 40-44 anni;

· la consapevolezza che l'età giochi un ruolo importante anche per la fertilità biologica maschile sembra persino minore di quanto è emerso circa la fertilità femminile: nove persone su dieci (87 per cento) forniscono una risposta assolutamente inadeguata (oltre i 45 anni) o non sanno dare alcuna indicazione;

· per quanto riguarda la propensione alla procreazione, più della metà dei rispondenti (55 per cento) dichiara di non essere intenzionato ad avere figli; anche considerando solo coloro che non hanno figli (né propri, naturali o adottivi, né del partner) questa quota, seppur più contenuta, non è trascurabile: quasi 1/3 delle persone senza figli (31 per cento) dichiara di non volerne neppure in futuro;

. le motivazioni per rinunciare o rinviare la nascita di un figlio, escludendo dalla stima le persone senza un partner o che riferiscono problemi di fertilità, sono legate principalmente a fattori economici e lavorativi e all’assenza di sostegno alle famiglie con figli (41 per cento), seguiti da quelli collegati alla vita di coppia (26 per cento) o alla sfera personale (19 per cento); infine ci sono problemi di salute (17 per cento) o legati alla gestione della famiglia (12 per cento).

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