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AIDS

Il 90 per cento dei pazienti in cura
può controllare la virus-replicazione

Si è conclusa a Milano l'11esima edizione di ICAR, la conferenza italiana su AIDS e ricerca antivirale. Entro l'autunno saranno disponibili in Italia due nuove opzioni terapeutiche in STR (single tablet regimen)

11 Giugno 2019

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Da sx Rizzardini, Castagna, D'Arminio Monforte, Puoti

Da sx Rizzardini, Castagna, D'Arminio Monforte, Puoti

Oltre 37 milioni di persone vivono nel mondo con l’infezione da HIV. In molti paesi la proporzione di pazienti che ha accesso alla terapia antiretrovirale e che è in grado di controllare la replicazione del virus oscilla tra il 50 e il 60 per cento.  Ma in Italia  lo scenario è decisamente migliore: oltre il 90 per cento dei pazienti che accede alle cure è  ‘undetectable’, ossia in grado di controllare completamente la replicazione virale. Abbiamo tuttavia necessità di opzioni terapeutiche semplici, ben tollerate, con un’efficacia terapeutica superiore al 90 per cento, per favorire l’aderenza alla terapia e mantenere il successo virologico nel tempo.

Il congresso. Se n'è parlato a Milano durante l’11esima edizione del Congresso ICAR, Italian Conference on AIDS and Antiviral Research, il punto di riferimento per la comunità scientifica nazionale in tema di HIV-AIDS, epatiti, infezioni sessualmente trasmissibili e virali. ICAR è organizzata sotto l’egida della SIMIT, Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali, e di tutte le maggiori società scientifiche di area infettivologica e virologica e del mondo della community. Il Congresso, presieduto dai professori Antonella Castagna, Antonella d'Arminio Monforte, Massimo Puoti e Giuliano Rizzardini, si è svolto presso l’Università degli Studi a Milano. Presenti 1200 partecipanti, tra specialisti, clinici, pazienti e tutto il mondo della ‘community’.

Le nuove terapie. Entro l'autunno saranno disponibili  in Italia due nuove opzioni terapeutiche in STR (single tablet regimen): la prima prevede l’utilizzo di bictegravir, inibitore dell’integrasi di seconda generazione, mentre la seconda di doravirina, inibitore non nucleosidico della trascrittasi inversa di ultima generazione. "Abbiamo necessità - spiega Antonella Castagna, professore associato Malattie Infettive, Università Vita-Salute San Raffaele, Milano - di nuove opzioni terapeutiche per prevenire e combattere il fenomeno della resistenza, fenomeno fortunatamente molto limitato  in Italia ma che affligge già i paesi  a risorse terapeutiche limitate". Per i pazienti italiani HTE (highly treatment experienced), con limitate opzioni terapeutiche (si stima il 3-5 per cento dei pazienti che ha accesso alle cure) si è in attesa di due nuovi farmaci, entrambi capaci di ostacolare l'ingresso del virus nella cellula con meccanismo d'azione innovativo. Fostemsavir è un farmaco antivirale, somministrabile per via orale, che agisce impedendo il legame tra il virus HIV e il recettore CD4 presente sulle cellule. "Esistono già trial molto solidi - spiega Antonella Castagna - in cui sono stati inseriti anche pazienti italiani, che dimostrano l’efficacia e la sicurezza del farmaco nella terapia dei pazienti complessi". L’altra opzione terapeutica, già registrata negli Stati Uniti, e in fase di valutazione in Europa, è rappresentata da ibalizumab, il primo anticorpo monoclonale contro l'infezione da HIV. Questo viene somministrato per via endovenosa ogni 14 giorni; i primi pazienti italiani lo stanno utilizzando da alcune settimane grazie al supporto di AIFA.

"Per rispondere ai bisogni clinici dei pazienti, abbiamo necessità non solo di nuovi famaci, ma di nuove strategie terapeutiche - aggiunge la professoressa Castagna - A ICAR 2019 si è acceso il dibattito sulla Rapid Art, vale a dire inizio quasi immediato, alla diagnosi, della terapia antiretrovirale con le possibili implicazioni per l’individuo e come strumento concreto per ridurre concretamente il numero di nuove infezioni. Abbiamo necessità di ridurre, per quanto possibile e senza mai compromettere l’efficacia virologica, l’esposizione dei pazienti ai farmaci antiretrovirali. ICAR 2019 affronterà con vivacità e competenza il tema della strategia 2DR (opzioni terapeutiche che prevedono l’utilizzo di due soli antiretrovirali) e la sua oculata collocazione nella terapia di prima linea e nel percorso di ottimizzazione terapeutica. Da ultimo un nuovo scenario si affaccia all’orizzonte: i pazienti italiani di diversi centri sono inclusi nelle sperimentazioni di fase III che utilizzano cabotegravir-rilpivirina in somministrazione Long-Acting, una rivoluzione che intaccherà il dogma della terapia antiretrovirale quotidiana per via orale". (FABRIZIA MASELLI)

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