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MEDICINA

Chirurgia soft per l'anca
'rivoluzione' in ortopedia

A colloquio con il professor Mario Arduini (nella foto), coordinatore del Servizio di traumatologia del bacino di Humanitas Gavazzeni, sulle tecniche mini-invasive che hanno cambiato la vita a chi deve 'riparare' un'articolazione portante

23 Giugno 2019

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Mario Arduini

Mario Arduini

"Quando ho iniziato a operare, una decina d'anni fa, passava anche un mese e mezzo prima che il paziente potesse poggiare il piede per terra. Oggi in molti casi si rialza immediatamente e con l'aiuto delle stampelle ricomincia subito a camminare". Mario Arduini, super esperto di chirurgia dell'anca e del bacino, sintetizza così la svolta delle tecniche mini-invasive che hanno cambiato la vita a chi deve 'riparare' un'articolazione portante fra le più complesse e sotto pressione nell'Italia che invecchia. Una rivoluzione che passa da Bergamo, dove lo specialista coordina il Servizio di traumatologia del bacino di Humanitas Gavazzeni. Arrivato in Lombardia nel 2018 dal Policlinico Tor Vergata di Roma, Arduini a 41 anni ha all'attivo "circa 500 fratture operate fra acetabolo e bacino", racconta in un'intervista all'AdnKronos Salute. "Dodici anni il paziente più giovane trattato, 95 anni il più anziano": casi estremi di una casistica ampia ed eterogenea, con richieste che arrivano "da tutto il Centro Italia" e cifre in crescita sia sul fronte traumi ("soprattutto per incidenti stradali o infortuni sportivi") sia per la chirurgia di elezione, "ricostruzioni d'anca o grandi revisioni protesiche complesse che aumentano parallelamente all'incremento del numero di impianti".

Mini-invasività è il filo conduttore di un'attività sia clinica che di ricerca focalizzata su metodiche 'soft', "tecniche che permettono la riduzione della frattura e il ritorno a tutte le attività del paziente, con tempi di recupero più rapidi" e "una diminuzione del rischio di artrosi post-traumatica a percentuali inferiori al 20 per cento", spiega l'esperto. "Nate per il trattamento dei pazienti più anziani e più a rischio", sono state progressivamente estese fino a interessare potenzialmente "tutte le tipologie di pazienti, con risultati sorprendenti anche nei giovani". Nel nostro Paese a offrirle "siamo pochissimi, direi 4 centri", fra cui l'Humanitas Gavazzeni che schiera "un team di 8 persone" guidato da Gennaro Fiorentino, responsabile di ortopedia e traumatologia all'ospedale bergamasco.In ambito traumatologico, Arduini evidenzia in particolare "il problema delle fratture da insufficienza del bacino": un ‘capitolo’ sempre più consistente perché riguarda specialmente gli anziani, fascia in continuo aumento e più esposta per osteoporosi o qualità ossea 'usurata' dall'età a "rotture spontanee o successive anche a piccoli traumi. Si tratta di fratture fortemente invalidanti - precisa l'esperto - che tendono a peggiorare nel tempo invece che ad auto-risolversi" e sono doppiamente complicate per via di "una diagnosi molto complessa. Inizialmente infatti i sintomi sono simili a quelli di una lombalgia, ma progressivamente impediscono le attività quotidiane".

"E' una patologia poco conosciuta anche all'interno del mondo medico", segnala Arduini, con il risultato che "la maggior parte dei pazienti impiega molto tempo prima di riuscire a essere indirizzata in un centro specializzato". Anche in questo caso, "nella stragrande maggioranza oggi è possibile ricorrere a tecniche mini-invasive che permettono, naturalmente in base al tipo frattura, un ritorno immediato alle attività quotidiane". Dunque "tempi di recupero molto rapidi e risoluzione immediata del dolore", ma anche risparmi per il Servizio sanitario nazionale: se non trattati nel modo corretto, "questi pazienti finirebbero per diventare invalidi con un costo sociale molto elevato". Vantaggi medici, sanitari, sociali ed economici, in un settore in costante evoluzione grazie alla ricerca. "Abbiamo vari progetti in atto in questo momento - riferisce Arduini - Sulla chirurgia mini-invasiva, ma anche su quella ricostruttiva (una chirurgia rara rivolta al trattamento di displasie d'anca, o alla correzione di deformità legate a patologie dell'osso o traumi) e sulla chirurgia protesica". In questo ambito, conclude il chirurgo, "come centro specialistico stiamo valutando con grande soddisfazione i risultati di un approccio anteriore all'anca rispetto alla via postero-laterale".

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