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NON SOLO MELANOMA

Merck studia nuovi approcci
al carcinoma a cellule di Merkel

Al Palazzo della Salute di Padova si è tenuto per la prima volta un incontro multidisciplinare dedicato a questo tumore cutaneo raro ma molto aggressivo, che ogni anno in Europa colpisce circa 2.500 nuovi pazienti

10 Luglio 2019

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Merck studia nuovi approccial carcinoma a cellule di Merkel

Poco conosciuto ma estremamente pericoloso, il carcinoma a cellule di Merkel (Mcc) è una forma rara e aggressiva di cancro cutaneo che ogni anno in Europa colpisce circa 2.500 nuovi pazienti. Di questi, molti sviluppano la forma metastatica della malattia, tra il 5 e il 12 per cento. Come avviene per il suo più celebre ‘cugino’ il melanoma, l’esposizione eccessiva al sole è tra i fattori scatenanti di questo tumore, e non è dunque un caso che Merck abbia scelto l’estate per organizzare la prima edizione di ‘Primus’, l’evento formativo al fine di promuovere un confronto costruttivo e informativo tra le diverse discipline coinvolte nella diagnosi, gestione e  trattamento dell’Mcc. L’incontro, che si è tenuto negli scorsi giorni presso il Palazzo della salute di Padova, ha provato a  delineare lo scenario attuale dei bisogni terapeutici dei pazienti e il ruolo degli specialisti nella diagnosi e trattamento dell’Mcc.

Carcinoma a cellule di Merkel. Quaranta volte più raro del melanoma, l’Mcc risulta purtroppo fatale in circa 1 paziente su 3: una forma di cancro quindi che, pur non essendo diffusa come altre patologie oncologiche, il più delle volte ha un esito sfavorevole.“Il carcinoma a cellule di Merkel – afferma il professor Paolo Ascierto, direttore dell'unità di oncologia melanoma, immunoterapia oncologica e terapie innovative dell'Istituto nazionale tumori fondazione G. Pascale di Napoli - si manifesta con un nodulo cutaneo indolore di colore rosa, rosso o bluastro che potrebbe rompersi e sanguinare. Si tratta di un tumore insidioso la cui diagnosi risulta difficile dal momento che spesso viene confuso con altre patologie di origine dermatologica. Purtroppo le difficoltà nella diagnosi facilitano la sua rapida diffusione in altre parti del corpo con la comparsa di metastasi, rendendolo quindi più difficile da trattare, con una prognosi infausta”. Fondamentale, sia nella diagnosi sia nel trattamento, è un approccio multidisciplinare che preveda il coinvolgimento di medici chirurghi, dermatologi, oncologi, anatomopatologi e chirurghi plastici. “Il trattamento della fase avanzata – dichiara il professor Michele Maio, direttore del Centro di immuno-oncologia e dell’unità operativa complessa di immunoterapia oncologica dell’azienda ospedaliera universitaria senese - si è molto evoluto negli ultimi anni: si è passati dalla chemioterapia, unica opzione terapeutica fino a qualche tempo fa, nonostante un’efficacia solo nel breve termine, all’immunoterapia che ha permesso di raggiungere risultati importanti, grazie al potenziamento della capacità del sistema immunitario di riconoscere e distruggere le cellule tumorali. L’immunoterapia rappresenta senza dubbio un’importante innovazione terapeutica in oncologia, in generale, e nel carcinoma a cellule di Merkel, in particolare”.

Primus. Al centro dell’incontro scientifico, le diverse opzioni di trattamento. Tra queste, si è discusso delle caratteristiche di avelumab, un anticorpo monoclonale inibitore della proteina Pd-l1 completamente umano, recentemente approvato in Italia dall’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) per il trattamento in monoterapia dei pazienti con Mcc metastatico. Gli esperti si sono quindi confrontati sull’expertise maturata nei propri centri relativamente all’uso del trattamento nei pazienti affetti da Mcc metastatico. Tutto questo in un ambiente didattico multimediale e interattivo, basato sulla metodologia didattica Cell (Centre for experential learning), realizzata da Qb group, che favorisce la formazione in spazi e contesti di simulazione clinica, in grado di stimolare la partecipazione attiva dei medici coinvolti durante l’aggiornamento professionale, attraverso la creazione di un’offerta formativa incentrata sulla ‘esperienzialità’, ed esercitazioni in piccoli gruppi che prevedono la fruizione diretta e interattiva di casi clinici in real time. “Attraverso un evento formativo come Primus confermiamo il nostro impegno a collaborare con i professionisti della salute per favorire l’avanzamento della ricerca scientifica e la condivisione e diffusione di best practice nella pratica clinica - ha dichiarato Antonio Messina, a capo del business biofarmaceutico di Merck in Italia - Per raggiungere questi obiettivi abbiamo puntato su una metodologia didattica altamente innovativa, fondata sull’esperienzialità e sull’utilizzo del digitale. Un approccio che è pienamente in linea con la cultura Merck, improntata alla curiosità ed alla voglia di sperimentare continuamente soluzioni nuove per fare una concreta differenza nella vita delle persone”. (MATILDE SCUDERI)

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