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Italia: per cirrosi epaticaogni anno 20 mila decessi

Secondo Pierpaolo Sileri “Serve una maggiore aderenza alle terapie, alle iniziative di prevenzione e una presa in carico ospedale/territorio più strutturata per migliorare la qualità di vita e la sostenibilità per l'Ssn”

Maria Rita Montebelli
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Aderenza alla terapia di mantenimento, prevenzione di complicanze gravi quali encefalopatia ed ascite, causa di gravi e ripetuti ricoveri, potenziamento dell'assistenza infermieristica territoriale, formazione del paziente e del caregiver, sostenibilità delle cure e conseguente aumento dell'aspettativa e qualità di vita. Questi gli argomenti discussi durante il convegno ‘La realtà italiana della cirrosi epatica tra terapie e impatto socioeconomico', organizzato da Motore Sanità, grazie al contributo non condizionato di Alfasigma e che ha visto la partecipazione dei massimi esperti del panorama salute nazionale sul tema. "La maggior parte dei casi di cirrosi epatica è causata dall'abuso di alcol. Ma solo il dieci per cento delle persone con dipendenza da alcol è stato preso in carico dai servizi del Ssn. È necessario intercettare tutti gli altri consumatori con danni da alcol, promuovendo l'importanza della diagnosi precoce e di campagne di informazione e sensibilizzazione. Il ministero della Salute ne attiverà presto una anche su Instagram. L'impresa più difficile è aiutare l'alcolista e chi gli sta accanto a riconoscere la dipendenza nei confronti dell'alcol come una malattia vera e propria, che va curata, e non un vizio”, ha dichiarato Pierpaolo Sileri, viceministro della Salute. “Secondo il Libro Bianco della Gastroenterologia Italiana (2014) vi è una prevalenza/incidenza di 21 mila decessi/anno per cirrosi epatica. L'Italia presenta percentuali di mortalità per cirrosi tra i più elevati dell'Europa Occidentale (secondi solo alla Germania). Dopo l'inserimento in commercio dei nuovi farmaci antiepatite C si stima che la prima causa di cirrosi epatica sarà il consumo di bevande alcoliche. Già oggi l'alcol rappresenta il 70 per cento di tutte le morti per cirrosi e la prima causa di trapianto di fegato. Fra le varie complicanze della cirrosi certamente quella più difficile da gestire per le famiglie è l'encefalopatia con alterazioni comportamentali anche rilevanti. Tale problematica è ancora più difficile da gestire in pazienti con dipendenza alcolica. I pazienti cirrotici ed in particolare quelli portatori di encefalopatia sono sottoposti a numerosi ricoveri. Il costo medio per paziente encefalopatico è di circa 11.411 euro nel primo anno sino a 13.913 euro il secondo anno (solo per encefalopatia circa 200 milioni di euro all'anno). Per migliorare la qualità di vita e per ridurre i costi è necessario addivenire ad una buona aderenza terapeutica attraverso una stretta sinergia fra servizio epatologico e famiglia”, ha spiegato Gianni Testino, direttore SC Patologia delle Dipendenze ed Epatologia ASL3 - Ospedale San Martino, Genova e presidente Società Italiana di Alcologia.   “Un recente studio (Mennini et al, 2018), basato su dati italiani di Real-world, si è occupato di calcolare il burden economico relativamente ai costi sostenuti dal SSN per le ospedalizzazioni dovute ad episodi di Encefalopatia Epatica conclamata (OHE). Lo studio riferisce che i pazienti con encefalopatia epatica sono caratterizzati da una storia clinica più severa di quella riportata in letteratura: l'incidenza di altri ricoveri dopo il primo risulta pari al 62 per cento, più elevata di altri studi osservazionali italiani o di trial clinici. La probabilità di decesso al primo ricovero risulta pari al 32 per cento (superiore rispetto studi osservazionali e RCT). Ancora, la probabilità di decesso, dei dimessi, per tutte le cause risulta pari al 29 per cento nel primo anno e al 33 per cento entro il secondo (anche qui più elevata rispetto studi osservazionali e RCT), generando un conseguente impatto economico per il SSN pari a € 13 mila per paziente. Riportando il valore a livello nazionale, comporterebbe una spesa di circa € 200 milioni per la sola assistenza ospedaliera. L'Encefalopatia Epatica richiede un'attenta valutazione clinica per cercare di prevenire il primo episodio, migliorando la prognosi così da ridurre l'elevato rischio di ricadute e, comprimere l'impatto dei costi. Emerge in maniera forte la necessità di utilizzare trattamenti appropriati dopo primo ricovero”, ha detto Francesco Saverio Mennini, professore di Economia Sanitaria, EEHTA CEIS; Università di Roma ‘Tor Vergata', Kingston University London UK. “Con le cure dell'epatite C l'Italia sta dimostrando di perseguire l'obiettivo OMS di eliminare l'epatite C entro il 2030, infatti sono stati curati quasi 200 mila persone, ma la metà di queste sono giunte alla cura con una fibrosi avanzata e cirrosi epatica. Oltre a queste persone ci sono i malati epatici con malattia avanzata con eziologia diversa, epatite B, dipendenti da alcol e altre patologie epatiche. Ci troviamo di fronte a una sorta di ‘zoccolo duro' che va seguito nei centri delle malattie del fegato per la prevenzione dell'epatocarcinoma e la gestione dello scompenso, nei casi più gravi, quindi pazienti fragili che hanno bisogno di percorsi ben definiti, in modo da evitare disagi oltre la malattia, che spesso ricadono anche sui familiari”, ha raccontato Massimiliano Conforti, vicepresidente Associazione EpaC Onlus - Responsabile Sede Operativa EpaC Onlus Roma Educazione, Prevenzione e Ricerca sull'Epatite C. (MARCO BIONDI)

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