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L'allarme

Ipoacusia, ecco come si rischia di perdere l'udito: i sintomi che non devi ignorare

6 Aprile 2019

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Ipoacusia, ecco come si rischia di perdere l'udito: i sintomi che non devi ignorare

Avete notato una diminuzione dell' udito e cominciate a non sentirci più bene? Non siete soli, ma fatevi visitare da uno specialista finché siete in tempo perché l' ipoacusia, se non trattata tempestivamente, non è più curabile. Un italiano su dieci è afflitto da questa patologia, un fenomeno che riguarda soprattutto gli anziani ma che oggi colpisce anche i soggetti più giovani tra i 15 e i 24 anni, oltre che le fasce di età intermedie. Le nostre orecchie sono organi altamente sofisticati che ci permettono di sentire e mantenere l' equilibrio del nostro corpo, e sono formate da una parte esterna, il padiglione ed il canale auricolare che arriva al timpano, ovvero alla membrana timpanica, le cui vibrazioni trasmettono il suono all' orecchio medio, formato da tre piccoli ossicini basculanti, che comunicano con l' orecchio interno, quello che trasforma le onde sonore in segnali elettrici da trasmettere al cervello, il quale permette la percezione dei suoni. I padiglioni auricolari funzionano come una parabola satellitare, raccogliendo le onde sonore, ovvero le vibrazioni nell' aria, e quando tale meccanismo armonico si inceppa si verifica la sintomatologia ipo-acustica. L' ipoacusia è un serio problema globale, e l' Organizzazione Mondiale di Sanità ha denunciato 460milioni di persone, oltre il 5% della popolazioni mondiale, affetta da questa malattia invalidante, e si prevede che il numero degli ipo-udenti triplicherà entro il 2050, salendo ad 1,2 miliardi di persone. Tale incremento non è dovuto solo allo stile di vita moderno, ma anche alla scarsa sensibilità del pubblico circa i problemi dell' udito, visto che nel nostro Paese oltre il 56% degli italiani non si è mai sottoposto ad alcun test audiometrico.

L' ipoacusia è l' indebolimento dell' apparato uditivo dovuto a un danno acustico, chimico, infettivo o farmacologico, oppure alla degenerazione indotta o senile di uno o più dei suoi componenti. È un fenomeno questo che incide pesantemente sulla vita del soggetto colpito più di quanto si creda, un handicap sociale che può interessare un solo orecchio od entrambi, e che comporta una riduzione uditiva lieve, media o grave a seconda degli stadi di malattia.

Soprattutto a causa dell' usura delle cellule ciliate dell' orecchio interno, le naturali prestazioni dell' udito iniziano a diminuire a partire dal cinquantesimo anno di vita, ed un uomo su due, e una donna su tre, non sentono più bene all' incirca dal 65esimo anno di età. La presbiacusia è l' ipoacusia delle persone sopra i 75 anni, ed è dovuta all' invecchiamento fisiologico delle strutture di trasmissione dei suoni, in particolare delle cellule ciliate dell' orecchio interno, le quali, essendo di origine nervosa, hanno la peculiarità di non rigenerarsi. La riduzione della capacità uditiva nell' età senile è un processo in genere lento e progressivo, ed inizia a manifestarsi con le difficoltà di comprensione in un ambiente rumoroso, senza che ci si renda conto immediatamente del problema, ed è un disturbo che si manifesta ugualmente su entrambe le orecchie con una perdita graduale e bilaterale.

ALTRE PATOLOGIE COINVOLTE
Talvolta anche le patologie concomitanti, come ad esempio il diabete e la pressione alta, possono influire sulla precocità della perdita dell' udito, come molti farmaci, diversi antibiotici ed alcuni chemioterapici.
Ma la preoccupazione maggiore oggigiorno riguarda l' ipoacusia giovanile, dei soggetti di età inferiore ai 26 anni, legata alla prolungata esposizione a suoni e rumori intensi, quale l' uso quotidiano e sconsiderato degli auricolari per ascoltare la musica ad elevato volume, e questa è una sintomatologia che può essere immediata o comparire nel tempo, può essere permanente o temporanea e può colpire una o entrambe le orecchie, costituendo un allarme sanitario non indifferente. Un' esposizione lunga e prolungata a suoni superiori a 85 decibel può causare la perdita completa dell' udito, e più forte è il suono, minore è il tempo necessario perché avvenga la condizione di sordità. L' inquinamento acustico urbano o di ambienti lavorativi a scarso comfort acustico inoltre, possono provocare un danno, se ripetuto e quotidiano, che arriva a danneggiare in modo irreversibile le cellule ciliate dell' orecchio interno.

L' ipoacusia cosiddetta trasmissiva interrompe appunto la trasmissione del suono in maniera corretta dall' orecchio medio a quello interno, e le cause possono essere la presenza di cerume nel condotto uditivo, le lesioni del timpano, le infezioni o le infiammazioni, le otiti croniche e i tumori dell' orecchio medio.

L' ipoacusia neurosensoriale invece interessa esclusivamente le vie nervose, cambiando la percezione dell' udito nell' orecchio interno, e le cause sono solitamente infettive, quali la parotite, la scarlattina, la malattia di Lyme, la toxoplasmosi, la meningite, la sclerosi multipla, oltre a tutte le intossicazioni sia da veleni alimentari o da medicinali. Anche il rumore continuo e prolungato degenera l' apparato neurosensoriale dell' orecchio, colpendo sia le cellule ciliate (danno cocleare) sia il nervo uditivo (danno retrococleare) interrompendo la delicata connessione cerebrale. Altre cause di ipoacusia più specifiche sono quelle ereditarie, di origini neonatali, di malattie infettive non curate, oltre che quelle medicamentose, e molti deficit uditivi possono essere accompagnati dai famosi acufeni, ovvero dalla percezione estremamente fastidiosa di fischi, tintinnii o ronzii nell' orecchio.

Sia l' ipoacusia senile sia quella da degenerazione neurologica non sono curabili terapeuticamente, e le opzioni di cura sono differenti a seconda delle cause e dalle forme di perdita dell' udito. Le infezioni infatti possono essere trattate con antibiotici non ototossici, mentre le membrane timpaniche perforate o la rigidità degli ossicini dell' orecchio interno possono essere riparati chirurgicamente, come anche i condotti uditivi esterni otturati possono essere facilmente riaperti o puliti ambulatorialmente. La buona notizia è che qualunque ipoacusia non curabile oggi si può compensare totalmente o parzialmente con un apparecchio acustico, dei moderni dispositivi miniaturizzati in grado di migliorare la capacità uditiva amplificando il suono percepito, poiché sono in grado di distinguere il rumore di fondo, come il traffico, dal rumore di primo piano, come ad esempio una comune conversazione.
Molti modelli sono così piccoli da stare all' interno del canale uditivo (apparecchi acustici endoauricolari), caratteristica che li rende quasi invisibili, mentre altri si adattano parzialmente al condotto (apparecchi acustici retro auricolari).

GRAVI CONSEGUENZE
L' orecchio, insieme all' occhio, è l' organo sensoriale più importante, spesso trascurato, dimenticando che gran parte della nostra vita sociale e comunicativa si svolge attraverso l' udito. Chi aspetta troppo a curare l' ipoacusia rischia gravi conseguenze, perché il nostro cervello dopo circa cinque anni disimpara a sentire determinati suoni, con effetti anche sulla psiche e sulla qualità di vita del soggetto affetto, ed è stato accertato che le probabilità di ammalarsi di demenza sono molto più alte tra coloro che soffrono di problemi di udito rispetto a chi conserva un udito normale.

L' ipoacusia si insinua lentamente, il soggetto si abitua gradualmente all' incipiente debolezza e quindi anche il suo insorgere viene notato tardi, spesso da un familiare, e a seconda del tipo di deficit, si possono aggiungere altri sintomi, come ad esempio gli acufeni o la sensibilità elevata al rumore, tutte complicanze che purtroppo sono difficilmente trattabili, spesso persistono ed evolvono.

In Italia una persona su dieci convive con un danno all' udito, e mediamente tali soggetti aspettano dieci anni per intervenire sul proprio deficit, ritenendolo secondario, e sottovalutando che i problemi uditivi, se non trattati tempestivamente, non possono essere più compensati.

di Melania Rizzoli

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