In difesa della corrida entra nell’arena David Perez, l’uomo che forse più di tutti in questi giorni potrebbe salvare la corrida in Catalogna, dall'iniziativa popolare abolizionista, che vorrebbe rendere illegale una tradizione che rimonta al XV secolo. Perez, capogruppo socialista al parlamento catalano, che difenderà venerdì una mozione di censura alla proposta di abolizione, è il politico più attivo in difesa delle posizioni "taurine". Perez riconosce che i veri aficionados, gli appassionati della corrida, sono ormai minoranza, in Catalogna come in Spagna, ma proprio per questo difende la festa taurina, perché non venga proibita: «Una cosa è che, come dicono alcuni sondaggi, al 70% dei catalani non piaccia la corrida, un’altra e che si voglia proibire: potremmo fare così allora con il cinema porno o la boxe, che non piace magari al 65% della popolazione, ma che non per questo viene proibita». Perez parla anche del fatto che in Catalogna probabilmente non ci sono più animalisti che in altre parti del mondo, bensì la questione dei tori si mescola con quella nazionalista: «è vero che in Catalogna c’è un sentimento che fa vedere questa festa come esclusivamente spagnola, perché fuori dalla Spagna è un simbolo di identità, ma il dibattito identitario non dovrebbe essere condotto» in questi termini. Il paladino della corrida ammette che «pensare che sia solo una discussione animalista è un errore». Perez intende pronunciare un discorso venerdì sulla libertà e la «tradizione catalana del non proibire: solo l’ignoranza permette di affermare che la corrida sia una festa esclusivamente spagnola».




