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Coronavirus, non solo polmoni: "A volte attacca il cuore, attenti al livello di troponina". I casi italiani

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Ci sarebbe il coronavirus dietro molti casi di infarto delle ultime settimane. Il caso simbolo arriva da Brescia, dove una 53enne si è presentata agli Spedali civili "dopo aver accusato un grave affaticamento nei due giorni precedenti", spiega il Corriere della Sera. Senza problemi cardiovascolari alle spalle, non ha evidenziato né problemi di respirazione (saturazione al 98%) né segnali di polmonite.

Nel sangue aveva alti livelli di troponina, una proteina che segnala un danno subito dal muscolo cardiaco, ma "la coronografia ha escluso un problema alle coronarie: non era in corso alcun infarto". Da risonanza magnetica è invece emersa una miocardite acuta, una infiammazione del muscolo cardiaco "in genere associata a infezioni virali o malattie autoimmuni". Da qui, il sospetto dei medici e il tampone: la donna è risultata positiva al Covid-19. A ripercorrere la vicenda ritenuta "esemplare" è uno studio del professor Marco Metra, dell'ospedale di Brescia, pubblicato da Jama Cardiology. All'ospedale Niguarda di Milano, spiega il cardiologo Enrico Ammirati, si sono registrati altri tre casi di miocarditi associabili al coronavirus, er per un 38enne "la positività è stata rilevata solo al terzo tampone". Difficile da rilevare, insomma, anche perché come emerge da uno studio sui contagiati a Wuhan in Cina "il 20% dei pazienti ricoverati per Covid-19 ha sofferto di danni cardiaci" senza però avere alcuna patologia cardiologica pregressa. Per loro, sottolinea ancora il Corriere della Sera, il rischio di morte era 4 volte maggiore rispetto a chi non aveva accusato complicanze cardiache". "Più a rischio sono i pazienti con patologie cardiovascolari pregresse - sottolinea il Corsera -, ma anche persone con un cuore sano possono rischiare complicazioni anche gravi".

 

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