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Coronavirus, una "pandemia ogni 7 anni". Dalla Spagnola al Covid, l'accelerazione dei contagi: ecco lo studio

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Le pandemie sono sempre più frequenti, e il mondo si mostra sempre impreparato. Il coronavirus rappresenta un nuovo capitolo nella storia, sanguinosa, delle epidemie e segna una accelerazione inquietante: come ricorda Alberto Brambilla su Libero, si sta accorciando "il ciclo della malattia". Fino al 1800 c'era una pandemia ogni 300 anni, dalla peste nera del 1300 a quella del 1510 fino alla influenza russa del 1889. Poi, nel 1918, la famosa influenza spagnola affrontata grossomodo come oggi: mascherine, negozi chiusi, quarantena forzata: fece tra i 50 e i 100 milioni di vittime. Nel 1957, l'asiatica causò 2 milioni di decessi, fu trovato un vaccino ma nel 1968 si propagò una sua variante, la Hong Kong: altri 2 milioni di morti, 20mila in Italia.

 

Dagli anni Duemila il ritmo aumenta: la Sars nel 2002, nel 2009 l'influenza suina (H1N1) che probabilmente sta ancora circolando come influenza stagionale, nel 2012 la Mers. Ora, 7 anni dopo, il coronavirus: "Effetto globalizzazione?", si chiede Brambilla. Di sicuro, come in passato, per le pandemie non è mai stato trovato un vaccino e le autorità politiche e sanitarie rispondono nell'unico modo conosciuto: isolamento. "Certo - conclude Brambilla - oggi abbiamo la terapia intensiva che probabilmente, se regge, salverà molte vite ma abbiamo anche meno medici e meno posti letto di 20 anni fa". 

 

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