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Dimagrire con la pillola per il diabete? Ecco quali rischi si corrono

Melania Rizzoli
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È stata una delle più applaudite scoperte farmacologiche degli ultimi anni, un punto di svolta ed una concreta speranza per milioni di diabetici nel mondo, perché il Semaglutide, prodotto dalla Novo Nordisk in formato liquido e in diverse posologie, da iniettare sottocute, nell’addome, nella coscia o nella parte superiore del braccio, una volta a settimana, con una pennetta contenente la fiala, e noto con il nome commerciale OZEMPIC, abbassa realmente la glicemia, migliorando la qualità di vita e soprattutto la prognosi a lungo raggio di questi pazienti. Durante la somministrazione sperimentale però, si è osservato casualmente che un diabetico su tre aveva anche una riduzione del 20% del peso corporeo di partenza, un risultato significativo, sorprendente e inaspettato, mai raggiunto finora da altri principi attivi utilizzati nella lotta ai chili di troppo. In pochi mesi questo medicinale è quindi diventato il più ambito e ricercato da persone in sovrappeso, viene prescritto nei casi di obesità conclamata, ma sono milioni le persone non diabetiche, soprattutto donne, che lo acquistano per perdere quei quattro cinque chili in eccesso, oppure per mantenere il peso senza eccessive privazioni alimentari.

 


MENO CALORIE Infatti il Semaglutide, oltre a stimolare la produzione di insulina, e quindi accelerare il metabolismo dei carboidrati, agirebbe anche sui centri ipotalamici della fame e della sazietà, ritardando di ore lo svuotamento gastrico, con il risultato di aiutare chi lo assume, a mangiare di meno e di conseguenza diminuire l'apporto calorico quotidiano. Il passaparola su questo farmaco, erroneamente definito “dimagrante” da chi lo compera senza consultare un medico, ha fatto sì che la sua richiesta nelle farmacie sia divenuta esagerata (si parla di oltre un milione di non diabetici) ed in Italia non si riesce a far fronte alla necessità, soprattutto per i veri diabetici. Perché, bisogna ricordarlo, il Semaglutide nasce come farmaco specifico antidiabetico, e la sua indicazione terapeutica primaria è appunto rivolta ai pazienti con Diabete di tipo 2 che producono poca insulina, che hanno picchi di glicemia non adeguatamente controllati, proprio perché la sua azione principale è quella di forzare il pancreas ad aumentare la produzione dell’ormone ipoglicemico, cosa che comporta un abbassamento dei valori dello zucchero nel sangue.

 


La novità è che oggi il Semaglutide è stato prodotto e commercializzato anche in compresse, con il nome commerciale RYBELSUS, prodotto sempre dalla Novo Nordisk, in composizioni di 3mg, 7mg e 14mg, (prezzo 208,14€ per 30cpr) da assumere quotidianamente con un aumento progressivo delle dosi di mese in mese, dalla minima fino a quella massima di mantenimento, in associazione con altri farmaci antidiabetici, per migliorare la stabilita dei livelli di glicemia nel sangue. Di questo medicinale si assume una compressa a stomaco vuoto a qualunque ora del giorno, e i pazienti devono attendere almeno 30minuti prima di mangiare o bere per evitare la riduzione dell’assorbimento della pillola, ricordando che il suo principio attivo, il Semaglutide, ritardando di molto lo svuotamento gastrico, può confliggere con la corretta azione di molti altri farmaci assunti contemporaneamente. Questa straordinaria molecola riduce di fatto il peso corporeo e la massa grassa mediante un ridotto apporto calorico grazie a una diminuzione generale dell’appetito, oltre a ridurre la preferenza per gli alimenti ad alto contenuto di grassi, poiché essa agisce come un ormone anche sul sistema cardiovascolare, mediando su recettori presenti nel pancreas e nel cervello, e non esiste alcun antidoto specifico per il sovradosaggio di Semaglutide, che ha una emivita di oltre una settimana per ogni compressa, restando in circolazione 5 settimane dopo l’ultima dose. Gli effetti collaterali ci sono ed esistono come per molti altri farmaci ma in questo caso insorgono soprattutto nelle persone non diabetiche e non obese (di basso peso corporeo) che assumono il farmaco per dimagrire qualche chilo, e sono principalmente reazioni avverse gastrointestinali, che vanno dal dolore addominale, dalla dispepsia e reflusso gastroesofageo, alla nausea, alla diarrea e al vomito, con aumento della frequenza cardiaca, specialmente nel primo mese di trattamento, cosa che spinge molti pazienti a sospendere la cura. Molte celebrità italiane e straniere fanno uso ed abuso di questo farmaco, mostrandosi sui red carpet con 5/10 kg di meno, sottovalutando il rischio che la perdita di peso facile e veloce è quasi sempre seguita dall’effetto “rebound”, ovvero quello di riprendere tutti i chili persi appena si interrompe l’assunzione del farmaco, che di certo non può essere preso per tutta la vita.

 


 

MALATTIA A parte il diabete, l’obesità grave è una malattia a rischio di molte complicanze che merita l’uso del Semiglutide anche senza iperglicemie, e molti medici, e ahimè molti nutrizionisti che medici non sono, hanno iniziato a distribuirlo, allargando la platea anche a pazienti non obesi, ma desiderosi di affrontare degnamente la prova costume, senza fare prima gli accertamenti assolutamente necessari. Recentemente è stato registrato dall’Ema un altro farmaco il Tirzepatide (nome commerciale Mounjaro) con meccanismo molto simile al Semaglutide, prodotto da Ely Lilly, con le stesse potenzialità, ma ad un prezzo più basso. Ricordando sempre che la propria salute non ha prezzo, assumere un farmaco antidiabetico senza avere il diabete o una grave obesità comporta un rischio reale, compreso quello di riprendere tutti i chili persi dopo la sua sospensione, oltre ad eventi avversi e altri disturbi patologici incompatibili o pericolosi per l’organismo e i suoi organi vitali.

 

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