Libero logo

Tv, il decoder universale: la rivoluzione, ecco cosa cambia

di Caterina Maniacisabato 14 marzo 2026
Tv, il decoder universale: la rivoluzione, ecco cosa cambia

3' di lettura

Anni Sessanta, la famiglia sul divano, tutti in silenzio, è il momento tanto atteso, c’è lo sceneggiato in tivù. Non c’è bisogno di alzarsi per cambiare canale, tanto se ne vede uno solo, rigorosamente in bianco e nero. Se poi è il giorno del quiz, mezza Italia si ferma. Il focolare domestico, il momento di aggregazione è questo, ormai. Il televisore troneggia rapidamente in tutte le case. Anni Ottanta, è il tempo del telecomando. Chi se ne appropria detiene il potere di scegliere il canale e i programmi, visto che adesso ce ne sono molti a disposizione. Anni Duemila, i telecomandi sono triplicati; figli, genitori, nipoti, nonni arrancano nel cercare di passare dal digitale terrestre allo streaming, in preda ad un senso di frustrazione che unisce trasversalmente le generazioni. Ma ora il sogno di tornare ad un unico click, ad un solo meccanismo senza che gli spettatori debbano adattarsi alle fluttuazioni tecnologiche, sembra diventato realtà. Arriva anche in Italia il nuovo decoder universale, utile per compattare la “vecchia e nuova” tv, un solo strumento per passare dal digitale terrestre, al satellitare, alle piattaforme.

Per molti anni i consumatori italiani hanno cercato una soluzione per rimettere in piedi i loro vecchi televisori ed adeguarli alla nuova generazioni delle smart tv. I primi modelli di decoder erano usciti già diversi anni fa e permettevano il collegamento a piattaforme internet come SkyTv o anche la più semplice lettura di DVD e CD audio-televisivi. Ma in questi ultimi tempi terrestre, satellite e streaming sono diventati compartimenti stagni, in cui entrare diventa una sfida, un rebus, spesso un enigma esasperante. Le associazioni dei consumatori, le stesse istituzioni hanno chiesto da tempo una soluzione, un aiuto concreto per quello che rischia di diventare un gap in più per le famiglie.

Pezzotto, la svolta: così le Fiamme Gialle ti beccano in 2 minuti

Alla Guardia di Finanza bastano 120 secondi - due minuti - per identificare la persona che sta usufruendo del servizio g...

I nuovi decoder, moderni e funzionali, saranno capaci di compattare anche le funzioni di streaming più comuni e richieste dai telespettatori, tutto insieme in un’unica scatola elettronica. Non sarà magari un unico click, o come girare la mitica manopola degli anni Sessanta, ma è decisamente molto più semplice.

Ad approvarlo ed introdurlo nel mercato è stata l’azienda Tivù che si è impegnata in prima persona per questa battaglia. «Un aspetto interessante riguarda la possibilità di ringiovanire televisori non più recentissimi – spiegano dall’azienda – Collegando il decoder universale tramite Hdmi, anche una Tv di qualche anno può trasformarsi in una vera Smart Tv, con accesso a cataloghi on demand, servizi digitali e funzionalità avanzate». Basta accendere, scegliere cosa guardare senza continui passaggi da un decoder ad un altro o mettersi a cercare l’app giusta su una Smart Tv. Non solo praticità e rapidità, dunque, anche una connotazione sociale, per le famiglie in difficoltà e che non possono permettersi un nuovo apparecchio tv.

Tivù, la società partecipata da Rai, Mediaset, TIM, Aeranti-Corallo e Associazione TV Locali che gestisce tivùsat, la piattaforma satellitare gratuita italiana, ha un ruolo cruciale nel garantire che i dispositivi immessi sul mercato rispettino determinati standard, una funzione quasi da certificatore, essenziale in un mercato frammentato come quello dei decoder. Il ministero delle Imprese e del Made in Italy ha più volte sollecitato il mercato a proporre soluzioni integrate in questo settore. Ora questa soluzione è diventata concreta.

Si vedrà quale sarà il prezzo al pubblico e se saranno previste forme di incentivo o bonus simili a quelli erogati per l’acquisto dei decoder per il digitale terrestre. È cambiata profondamente la percezione di cosa significhi guardare la televisione, di quale sia il concetto di intrattenimento; le multinazionali dello spettacolo usano sempre più diffusamente le piattaforme per un mercato globale. Possedere una Smart Tv significa ancora comprare uno dei mille schermi ultrapiatti, giganteschi e costosi, molto costosi. Non sarà più cosa, ora si potranno ringiovanire e potenziare televisori datati e dati per “spacciati”; la tv tornerà ad essere un elettrodomestico di lunga durata, non usa e getta, da cambiare per stare al passo con le innovazioni. In fondo un atto di ecologia pratica e di risparmio intelligente.

Ecco chi deve cambiare (subito) il televisore

Il DVB-T2, lo standard di nuova generazione per il digitale terrestre, sta finalmente entrando nella fase decisiva in It...