L'intelligenza artificiale sarebbe in grado di prevedere con un tasso altissimo di precisione l'insorgenza dell'Alzheimer. È quanto emerge da uno studio condotto dal Worcester Polytechnic Institute del Massachusetts, dove un gruppo di ricercatori sostiene di aver sviluppato un sistema capace di individuare i segnali della malattia con un'affidabilità vicina al 93%.
Alla base del lavoro ci sono oltre 800 scansioni cerebrali, utilizzate per addestrare un modello di apprendimento automatico a riconoscere modifiche anatomiche associate alle prime fasi della forma più diffusa di demenza. L'obiettivo è intercettare alterazioni ancora poco evidenti, ma già significative sul piano clinico.
"La diagnosi precoce del morbo di Alzheimer può essere difficile perché i sintomi possono essere scambiati per il normale processo di invecchiamento", ha spiegato Benjamin Nephew, professore associato di ricerca presso l'istituto. "Abbiamo scoperto che le tecnologie di apprendimento automatico possono analizzare grandi quantità di dati provenienti dalle scansioni per identificare cambiamenti sottili e prevedere con precisione il morbo di Alzheimer e gli stati cognitivi correlati", ha affermato.
Alzheimer, l'orologio nel sangue: ecco chi verrà colpito
Un semplice esame del sangue potrebbe aiutare le persone con Alzheimer a capire quando i sintomi diventeranno più...Le risonanze magnetiche analizzate appartenevano a 344 persone tra i 69 e gli 84 anni: 281 con funzioni cognitive nella norma, 332 con lieve deterioramento cognitivo e 202 già affette da Alzheimer. Gli studiosi hanno preso in esame 95 delle quasi 200 aree distinte del cervello, affidando poi all'algoritmo il compito di stimare lo stato di salute dei pazienti.
Lavarsi i denti 3 volte al giorno per scacciare la demenza
Lavarsi i denti fino a tre volte al giorno potrebbe non essere solo una buona abitudine per prevenire carie e gengiviti,...Tra gli indicatori più rilevanti è emersa la riduzione del volume cerebrale, un fenomeno che interessa in particolare l'ippocampo, legato alla memoria, l'amigdala, coinvolta nell'elaborazione della paura, e la corteccia entorinale, importante per la percezione del tempo. Il dato si è presentato a prescindere da età e sesso: uomini e donne tra i 69 e i 76 anni hanno mostrato una perdita di volume nella parte destra dell'ippocampo, elemento che potrebbe rivelarsi decisivo per una diagnosi anticipata.
Lo studio ha evidenziato anche differenze tra i sessi. Nelle donne la riduzione del volume cerebrale è risultata più marcata nella corteccia temporale media sinistra, area collegata al linguaggio e alla percezione visiva. Negli uomini, invece, il calo è stato osservato soprattutto nella corteccia entorinale destra. Secondo i ricercatori, questa distanza potrebbe essere collegata alle variazioni degli ormoni sessuali, come il calo degli estrogeni nelle donne e del testosterone negli uomini.




