Al via la prima Coalizione Mondiale dei Farmer Market per garantire cibi sani e locali, approvvigionando le aree dove la povertà alimentare cresce del 15% a causa dell'emergenza sanitaria. Lo rende noto la Coldiretti, in occasione del mercato glocal, a Roma, promosso da Campagna Amica per l'avvio inaugurale del pre-summit dell'Onu su food system.
La vendita diretta nei mercati contadini, spiega la Coldiretti, sostiene i redditi degli agricoltori, tra le categorie più povere del Pianeta e garantisce ai consumatori la possibilità di acquistare al giusto prezzo cibo sano riducendo gli sprechi e difendendo la biodiversità; tutto questo in un circuito etico virtuoso con una giusta distribuzione del valore dal campo alla tavola. Senza dimenticare l'impatto positivo sul clima, con prodotti a chilometri zero che non devono percorrere grandi distanze con mezzi inquinanti.
A livello globale già il 20% dei Paesi hanno sistemi di vendita diretta che possono trovare nella nuova 'World Farmers Market Coalition' supportata dalla Fao, un punto di riferimento per crescere. Una coalizione, spiega la Coldiretti, per accompagnare i governi verso quadri normativi specifici e assistere o le associazioni locali degli agricoltori nello sviluppo di reti come quella di Campagna Amica in Italia, della Farmer Market Coalition negli Usa o in Canada. Negli Stati Uniti negli ultimi 20 anni i farmer markets sono aumentati del 400%, dai 1.755 nel 1994 agli attuali 8.755, con un fatturato che ha superato i 12 miliardi di dollari. Se in Norvegia il tasso di sviluppo è del 20% l'anno dal 2003 ad oggi, in Giappone, i margini di redditività per gli agricoltori delle filiere corte sono più elevati rispetto a quelle convenzionali. E poi ci sono la Danimarca, il Regno Unito, dove i mercati contadini sono considerati complementari o alternativi ai sistemi di distribuzione tradizionali. Filiere corte che iniziano a prendere forma anche nei Paesi in via di sviluppo, come testimoniano diversi progetti in Ghana.



