Sentiamo spesso parlare di pressione ma realmente quante volte controlliamo i nostri parametri nel modo corretto? Quando è stata l’ultima volta che hai controllato la tua pressione sanguigna? Per molti italiani, come per molti cittadini di altri Paesi, la risposta potrebbe non essere così recente. Eppure, l’ipertensione arteriosa è uno dei principali fattori di rischio per malattie cardiovascolari, tra cui infarto e ictus, e resta spesso non diagnosticata e non trattata. Da quanto emerge dai dati preliminari dell’Italian Health Examination Survey – Progetto CUORE dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS) relativi al 2023-2024, la prevalenza di ipertensione tra gli adulti di età compresa tra 35 e 74 anni è molto alta: circa il 49% negli uomini e il 39% nelle donne presenta pressione arteriosa elevata e/o è in trattamento farmacologico per ipertensione. Questo significa che quasi un italiano adulto su due in questa fascia di età è iperteso. Inoltre, circa un terzo delle persone che risultano ipertese non era consapevole di avere un problema di pressione alta prima dell’indagine. I valori medi della pressione misurati durante l’indagine ISS sono anch’essi indicativi della situazione di rischio nella popolazione: pressione sistolica media intorno a 134 mmHg negli uomini e 126 mmHg nelle donne, pressione diastolica media di 80 mmHg negli uomini e 75 mmHg nelle donne. Questi dati confermano una tendenza già rilevata da altre analisi epidemiologiche: la pressione arteriosa elevata è molto diffusa nella popolazione adulta italiana, con variazioni legate all’età, al sesso e allo stile di vita. L’ipertensione è spesso definita un “killer silenzioso” perché raramente causa sintomi chiari nelle fasi iniziali. Senza diagnosi e trattamento, però, può portare nel tempo a danni irreversibili agli organi vitali e aumentare il rischio d’infarto e malattia coronarica, ictus ischemico ed emorragico, insufficienza cardiaca, danno renale cronico ed anche disturbi della vista. Anche in Italia, dove le tecnologie diagnostiche e le cure sono ampiamente disponibili, una percentuale significativa di ipertesi non è consapevole del proprio stato oppure non mantiene un controllo adeguato dei valori pressori.
Una parte significativa della prevenzione e del controllo dell’ipertensione non passa solo dai farmaci, ma da scelte quotidiane molto più semplici: ciò che mettiamo nel piatto. La pressione arteriosa misura la forza con cui il sangue spinge contro le pareti delle arterie. Quando questa pressione rimane elevata nel tempo, i vasi sanguigni si irrigidiscono e si danneggiano, aumentando il rischio di eventi cardiovascolari gravi. Il problema è che, nella maggior parte dei casi, l’ipertensione non fa male e non si sente. In Italia una quota rilevante di persone ipertese non sa di esserlo, e anche tra chi ha ricevuto una diagnosi, non sempre i valori sono ben controllati. È qui che entrano in gioco stile di vita e alimentazione, che possono fare una differenza sostanziale. L’alimentazione infatti influisce direttamente sulla pressione arteriosa attraverso diversi meccanismi: il bilancio dei liquidi, la salute delle arterie, il peso corporeo e l’infiammazione sistemica. Alcuni alimenti e abitudini alimentari possono far salire la pressione, altri contribuiscono ad abbassarla.
Il primo grande imputato è il sale. Gli italiani ne consumano in media quasi il doppio rispetto alle quantità raccomandate. Un eccesso di sodio favorisce la ritenzione di liquidi, aumentando il volume di sangue che circola nei vasi e quindi la pressione. Il problema non è solo il sale aggiunto a tavola, ma soprattutto quello “nascosto” in pane, formaggi, salumi, piatti pronti e alimenti industriali.
Ridurre il sale, anche gradualmente, può portare a una diminuzione significativa dei valori pressori, sia negli ipertesi sia in chi ha valori “al limite”. Esistono cibi amici della pressione? Se si parla di frutta e verdure le fibre e antiossidanti, aiutano a contrastare gli effetti del sodio e migliorano la salute dei vasi sanguigni. Cereali integrali favoriscono il controllo del peso e della glicemia, entrambi fattori legati alla pressione. Legumi e frutta secca sono fonti di proteine vegetali, magnesio e grassi “buoni”. Il pesce azzurro ricco di omega-3, utili per la salute cardiovascolare. Da non dimenticare L’olio extravergine di oliva, pilastro della dieta mediterranea, ha effetti protettivi sulle arterie. Quali sono invece gli alimenti che vanno limitati: al primo posto i cibi ultra-processati seguiti dalle carni lavorate, zuccheri semplici, grassi saturi in eccesso e certamente le bevande alcoliche (l’alcol può aumentare la pressione anche in piccole quantità). L’alimentazione da sola però non basta se non è accompagnata da un’attività fisica regolare, riduzione dello stress, sonno adeguato, abolizione del fumo e controlli periodici della pressione. Consigliate anche le tisane infatti alcune piante possono offrire un supporto naturale e delicato. Tra le più utilizzate in tisana figurano biancospino, foglie di ulivo e tiglio, una combinazione tradizionale che agisce su più livelli. Il biancospino è noto per il suo effetto riequilibrante sul cuore: favorisce un battito più regolare e può essere utile quando la pressione è lievemente elevata e accompagnata da palpitazioni o tensione emotiva. Le foglie di ulivo contribuiscono al rilassamento dei vasi sanguigni e sono spesso impiegate come coadiuvanti nel controllo dei valori pressori. Il tiglio, infine, svolge un’azione calmante sul sistema nervoso, aiutando a ridurre lo stress che spesso influisce negativamente sulla pressione. Ovviamente è sempre fondamentale sentire il proprio medico in caso di allergie .




