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Tumore al polmone, il nuovo trattamento: verso una svolta?

di Paola Natalilunedì 16 febbraio 2026
Tumore al polmone, il nuovo trattamento: verso una svolta?

2' di lettura

Per anni il tumore al polmone è stato considerato uno dei tumori più difficili da trattare, soprattutto nelle fasi avanzate. Oggi, però, l’immunoterapia sta modificando in modo concreto le prospettive di cura, offrendo a molti pazienti risultati impensabili fino a poco tempo fa. A confermarlo non sono solo le esperienze cliniche, ma anche studi scientifici di grande rilievo internazionale. Uno dei lavori più importanti è lo studio clinico CheckMate-816, che ha valutato l’uso dell’immunoterapia prima dell’intervento chirurgico nei pazienti con carcinoma polmonare non a piccole cellule (NSCLC) in stadio iniziale.

La ricerca, pubblicata sul New England Journal of Medicine, ha mostrato che l’associazione tra chemioterapia e Nivolumab somministrata prima dell’operazione aumenta in modo significativo la risposta patologica completa, cioè l’assenza di cellule tumorali vitali nel tessuto asportato, rispetto alla sola chemioterapia. In parole semplici: il tumore, in molti casi, si riduce in maniera molto più marcata prima dell’intervento, migliorando le prospettive a lungo termine.

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A differenza della chemioterapia tradizionale, che colpisce direttamente le cellule tumorali, l’immunoterapia stimola il sistema immunitario affinché sia il corpo stesso ad attaccare il tumore. Farmaci come Pembrolizumab e Nivolumab “sbloccano” i meccanismi che le cellule cancerose usano per nascondersi alle difese dell’organismo.

Questo approccio ha già dimostrato di migliorare la sopravvivenza nei pazienti con malattia avanzata e oggi viene sempre più utilizzato anche nelle fasi precoci.  L’innovazione più significativa è proprio questa: l’immunoterapia non è più riservata solo ai casi metastatici, ma viene impiegata anche prima o dopo la chirurgia per ridurre il rischio di recidiva. I dati degli studi clinici indicano che questa strategia può aumentare il tempo libero da malattia e, in prospettiva, la sopravvivenza globale.

Non tutti i pazienti rispondono allo stesso modo. Per questo si valutano biomarcatori specifici del tumore, come l’espressione di PD-L1, per identificare chi può trarre maggiore beneficio dal trattamento. L’obiettivo della ricerca è ampliare la platea di pazienti che possono rispondere positivamente, attraverso nuove combinazioni terapeutiche e strategie ancora più mirate.

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L’immunoterapia non rappresenta una cura definitiva per tutti, ma ha già cambiato la storia naturale del tumore al polmone. Studi come CheckMate-816 dimostrano che intervenire precocemente e in modo mirato può fare la differenza.

La sfida ora è continuare a investire nella ricerca per rendere questi trattamenti sempre più efficaci, sicuri e accessibili. Per molti pazienti, quella che un tempo era una diagnosi con poche speranze oggi può trasformarsi in un percorso terapeutico con prospettive concrete e più durature.