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Le donne dormono peggio degli uomini: ecco perché

di Paola Natalivenerdì 13 marzo 2026
Le donne dormono peggio degli uomini: ecco perché

3' di lettura

Dormire bene, per molte donne, è più difficile che per gli uomini. Insonnia, risvegli notturni e sonno frammentato colpiscono infatti con maggiore frequenza la popolazione femminile. Alla base di questa differenza non ci sono soltanto fattori sociali o legati allo stile di vita, ma soprattutto le oscillazioni ormonali che accompagnano le diverse fasi della vita di una donna, dalla gravidanza alla menopausa , e che influenzano direttamente i meccanismi fisiologici del sonno.

Il dato emerge in occasione della Giornata Mondiale del Sonno, che si celebra ogni anno il secondo venerdì di marzo. «Nel corso della vita di una donna i cambiamenti ormonali non hanno un impatto soltanto sul corpo, ma anche sul modo in cui si dorme. Durante la gravidanza, ad esempio, le oscillazioni ormonali del primo trimestre possono provocare sonnolenza oppure difficoltà di addormentamento, mentre nel terzo trimestre i cambiamenti fisici, come l’aumento del volume corporeo, rendono il sonno meno continuo», spiega la dottoressa Giorgia Chinaglia, medico neurologo e responsabile dell’Ambulatorio per i Disturbi del Sonno di Synlab Data Medica di Padova. La gravidanza rappresenta infatti uno dei momenti più delicati. In alcuni casi può comparire anche la sindrome delle gambe senza riposo, un disturbo caratterizzato da un impulso a muovere gli arti inferiori soprattutto nelle ore serali, spesso associato a difficoltà di addormentamento e risvegli frequenti. Durante la gravidanza può manifestarsi più facilmente nei soggetti predisposti, anche a causa di una carenza di ferro.

Anche la menopausa e la fase che la precede rappresentano un periodo critico per la qualità del sonno. Le oscillazioni ormonali irregolari possono favorire risvegli più frequenti e un sonno meno stabile, spesso accompagnato da vampate notturne e sudorazioni che interrompono il riposo. Questa frammentazione può influire anche sul benessere emotivo, contribuendo a irritabilità, sbalzi d’umore e, nei casi più complessi, alla comparsa o al peggioramento di disturbi depressivi. «La transizione verso la menopausa è un momento particolarmente sensibile per il sonno femminile. Non è tanto l’arrivo della menopausa in sé a creare difficoltà, quanto i mesi o gli anni che la precedono», sottolinea la dottoressa Chinaglia. «In questa fase molte donne sperimentano risvegli ripetuti o un sonno frammentato. La qualità del sonno peggiora e, poiché estrogeni e progesterone partecipano alla promozione del sonno profondo, la loro riduzione rende più vulnerabili ai disturbi del sonno».

Accanto all’insonnia, un altro disturbo diffuso ma spesso sottovalutato nelle donne è rappresentato dalle apnee notturne. Nella popolazione generale sono più frequenti negli uomini, ma nelle donne la condizione è spesso sottodiagnosticata perché i sintomi possono essere diversi: non sempre è presente un russamento evidente e compaiono più spesso insonnia, stanchezza diurna, sonno disturbato e risvegli frequenti. Dopo la menopausa l’incidenza nelle donne tende inoltre ad avvicinarsi a quella maschile.

Nonostante le terapie disponibili, molte pazienti non aderiscono al trattamento con CPAP, considerato il più efficace nelle forme moderate e gravi. La scarsa aderenza è legata soprattutto a fattori psicologici e culturali, poiché il dispositivo viene spesso percepito come ingombrante o poco estetico. «Nelle donne l’aderenza alla CPAP è ancora troppo bassa. La mascherina viene spesso vissuta come difficile da accettare anche nel contesto della vita di coppia. Eppure, nelle forme moderate e severe, resta la terapia più efficace», spiega il dottor Riccardo Drigo, pneumologo ed esperto del sonno AIMS. «Per migliorare la compliance stiamo introducendo un modello basato sulle “quattro T”: telemedicina, supporto dedicato, tracciabilità dell’uso e personalizzazione dei parametri, con l’obiettivo di accompagnare le pazienti in un percorso più graduale e favorire un utilizzo costante della terapia».