La fragilità negli anziani è una condizione sempre più comune: chi ne soffre ha muscoli deboli, scarsa resistenza, maggiore rischio di cadute e difficoltà nelle attività quotidiane. Fino a oggi non esistevano terapie specifiche, ma una sperimentazione con cellule staminali mesenchimali da donatore offre nuovi segnali di speranza.
Lo studio di fase 2 pubblicato su Cell Stem Cell, ha coinvolto 148 pazienti fragili, di età media intorno ai 75 anni, a cui è stata somministrata una singola infusione di cellule staminali chiamate laromestrocel. Lo studio è stato fatto da un'azienda biotecnologica in Florida insieme ad università giapponesi ed americane . Queste cellule, provenienti da donatori giovani e sani, hanno la capacità di ridurre l’infiammazione, stimolare la rigenerazione dei tessuti e migliorare la funzione fisica. Per valutare i benefici, i ricercatori hanno utilizzato il test dei 6 minuti di cammino, che misura la distanza percorsa a passo normale. I risultati sono stati incoraggianti: i pazienti trattati con la dose più alta hanno migliorato la distanza percorsa di circa 41 metri a sei mesi e 63 metri a nove mesi rispetto al gruppo placebo. Questi miglioramenti indicano un aumento concreto della resistenza e della mobilità, elementi fondamentali per la qualità della vita.
La terapia si è dimostrata sicura, senza effetti collaterali gravi legati all’infusione. Tuttavia, gli scienziati sottolineano che la fragilità è una condizione complessa e che saranno necessari ulteriori studi più ampi e di lunga durata per confermare i risultati. Secondo gli esperti, questo approccio rappresenta una vera svolta nella medicina geriatrica: le staminali mesenchimali potrebbero non solo migliorare la forza e la mobilità, ma anche intervenire sui processi biologici alla base della fragilità, come l’infiammazione cronica e il declino muscolare. Se confermata da studi futuri, questa terapia potrebbe diventare uno strumento importante per aiutare gli anziani a mantenere autonomia, resistenza e una migliore qualità di vita, aprendo nuove prospettive nella medicina dell’invecchiamento.




