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Allarme fame in Italia, a 'rischio medio' nel Food Security Risk Index

3,3 milioni di italiani hanno usufruito di aiuti alimentari nel 2011

Condivide il suo nuovo status con aree quali vaste zone della Russia e della Cina, il Kazakistan, la Yugoslavia, il Sudafrica o il Gabon

15 Ottobre 2012

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Allarme fame in Italia, a 'rischio medio' nel Food Security Risk Index
Condivide il suo nuovo status con aree quali vaste zone della Russia e della Cina, il Kazakistan, la Yugoslavia, il Sudafrica o il Gabon

Roma, 15 ott. - (Adnkronos) - Quando si parla di fame nel mondo si pensa automaticamente all'Africa, ma bisognerà rivedere le convinzioni in materia, visto che nel Food Security Risk Index 2013, la mappa che evidenzia le zone a rischio di tutto il mondo (aggiornata ogni anno dagli esperti della Maplecroft, utilizzando i dati sulla sicurezza alimentare forniti dalla Fao), l'Italia è passata da "Paese a basso rischio" a "Paese a rischio medio" e condivide il suo nuovo status con aree quali vaste zone della Russia e della Cina, il Kazakistan, la Yugoslavia, il Sudafrica o il Gabon.

Peggio di così, ci sono le zone a rischio elevato ed estremamente elevato, come Etiopia, Somalia o Afghanistan. Che qualcosa sia cambiato in termini di accesso al cibo e sicurezza alimentare in Italia, lo confermano anche i dati dell'Agea secondo i quali gli italiani poveri che hanno chiesto un pacco alimentare o un pasto gratuito ai canali no profit che distribuiscono le eccedenze alimentari sono in aumento e hanno toccato, nel 2011, quota 3,3 milioni.

Numeri che parlano di una situazione "di disagio e sofferenza che incide su fasce sempre più allargate di popolazione, perché la crisi ha colpito trasversalmente segmenti sociali diversi, dagli anziani titolari di pensioni esigue alle famiglie e gli immigrati". Lo spiega all'Adnkronos Stefano Masini, responsabile Consumi della Coldiretti, che evidenzia una larga flessione nell'acquisto dei prodotti alimentari di base, come il latte "che ha registrato oltre il 10% in meno negli ultimi 10 mesi" e il pane, anche se "la contrazione riguarda l'intero paniere alimentare", sottolinea.

Un bel paradosso, in un Paese in cui si produce cibo in eccedenza: il 16% della spesa alimentare in Italia va sprecato e ogni famiglia butta nella spazzatura più di 40 kg di cibo l'anno. Ipotizzando soluzioni, quindi, bisognerebbe partire proprio dall'eliminazione degli sprechi della filiera alimentare, un compito che spetta tanto all'agricoltura quanto alla grande distribuzione.

Ma si potrebbe anche esplorare la via delle reti informali, "allestendo mercati alternativi, visto che oggi quello tradizionale, che regola le transazioni sulla base del prezzo, per quanto riguarda gli alimenti crea situazioni di profonda diseguaglianza - aggiunge il responsabile Consumi della Coldiretti - Ad esempio, se il disagio riguarda giovani o anziani titolari di competenze, potremmo creare meccanismi di scambio. Anche a livello internazionale - conclude - abbiamo capito che l'assistenza non serve a sconfiggere la fame".

Nel frattempo, si fa largo un altro dato allarmante che andrebbe letto, secondo Masini, come indicativo del disagio: aumentano i furti nei supermercati. Con la crisi si registra una crescita record del 7,8% dei furti nei supermercati che superano il valore di 3 miliardi in Italia, il più elevato da quando è iniziata la rilevazione cinque anni fa, come emerge da una analisi della Coldiretti su dati "Barometro dei furti nella vendita al dettaglio" del Centre for Retail Research nei Paesi europei.

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