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Bocciata l'edilizia scolastica italiana, è vecchia e ha problemi di sicurezza

Quasi la metà degli edifici scolastici non possiede le certificazioni di agibilità, più del 65% non ha il certificato di prevenzione incendi e il 36% degli edifici ha bisogno d'interventi di manutenzione urgenti

E' la fotografia scattata dalla XIII edizione di Ecosistema Scuola 2012, il rapporto di Legambiente sulla qualità delle strutture e dei servizi della scuola dell'infanzia, primaria e secondaria di primo grado di 96 capoluoghi di provincia

10 Novembre 2012

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Bocciata l'edilizia scolastica italiana, è vecchia e ha problemi di sicurezza
E' la fotografia scattata dalla XIII edizione di Ecosistema Scuola 2012, il rapporto di Legambiente sulla qualità delle strutture e dei servizi della scuola dell'infanzia, primaria e secondaria di primo grado di 96 capoluoghi di provincia

Roma, 10 nov. - (Adnkronos) - Un'edilizia scolastica vecchia e con problemi di sicurezza. Tante le emergenze irrisolte, poche le eccellenze. La messa a norma delle scuole resta il tallone d'Achille numero uno: quasi la metà degli edifici scolastici non possiede le certificazioni di agibilità, più del 65% non ha il certificato di prevenzione incendi e il 36% degli edifici ha bisogno d'interventi di manutenzione urgenti. Senza contare che il 32,42% delle strutture si trova in aree a rischio sismico e un 10,67% in aree ad alto rischio idrogeologico.

E' la fotografia scattata dalla XIII edizione di Ecosistema Scuola 2012, il rapporto di Legambiente sulla qualità delle strutture e dei servizi della scuola dell'infanzia, primaria e secondaria di primo grado di 96 capoluoghi di provincia, presentato questa mattina a Torino, per il quale l'edilizia scolastica italiana fatica a migliorare anche a causa del freno agli investimenti generato dal Patto di Stabilità. Gli unici passi avanti fatti dalle scuole riguardano la sostenibilità e il monitoraggio dell'amianto.

Su 7.139 edifici scolastici di competenza dei comuni capoluogo di provincia presi in esame, circa il 60% è stato costruito prima del 1974, anno dell'entrata in vigore della normativa antisismica, mentre solo il 7% negli ultimi 20 anni. In particolare i nuovi edifici non sono costruiti secondo le tecniche sostenibili e innovative. Solo l'8,22% risulta costruito con criteri antisismici e lo 0,47% secondo criteri della bioedilizia. Sul fronte delle certificazioni, positivi i dati relativi alle porte antipanico (90,68%), alle prove di evacuazione (97,92%) e agli impianti elettrici a norma (82,38%).

Il 42,93% delle scuole del Sud e il 47,61% nelle Isole necessitano di interventi di manutenzione urgenti, maggiori di 10 punti percentuali della media nazionale; mentre le regioni del Nord e del Centro, rispettivamente con il 28,97% e il 24,79%, sono sotto la media nazionale. A pesare, sono anche gli investimenti medi per la manutenzione straordinaria (per singolo edificio): 40.958,35 euro al nord, 29.065,89 euro al sud. Per la manutenzione ordinaria nel settentrione si registra una media di investimento di 9.872,15 euro per singolo edificio contro i 4.501,12 euro del sud. Il dossier registra comunque, negli ultimi due anni, un calo degli investimenti in tutta Italia, con una contrazione in media di 40 milioni di euro per la manutenzione straordinaria per edificio scolastico.

Anche regioni tradizionalmente virtuose come Piemonte ed Emilia Romagna, dal 2008 ad oggi registrato una diminuzione del 50% degli investimenti in manutenzione straordinaria e ordinaria (meno 55%). La situazione peggiora al Sud, dove la media degli investimenti è inferiore a quella nazionale, nonostante vi sia una maggiore necessità d'interventi di manutenzione straordinaria. Senza contare la fragilità del territorio meridionale con il 14,25% delle scuole situate in aree a elevato rischio idrogeologico, il 63,06% in aree a rischio sismico e il 12,36% in aree a rischio vulcanico.

Segnali positivo, invece, nel monitoraggio sull'amianto. Nel 2011 sono stati 92,31% i comuni che hanno effettuato controlli e aumentano le bonifiche. Bassa l'attenzione per il radon, monitorato solo dal 32,5% delle amministrazioni, e per le fonti d'inquinamento ambientale esterne (elettrodotti, emittenti radio televisive, antenne dei cellulari). Solo il 5,19% dei comuni monitorano le scuole vicino ad elettrodotti (12%), il 14,29% delle amministrazioni controllano quelle in prossimità di antenne cellulari (16,36%). L'11,36% degli edifici si trova, invece, a meno di un km da fonti di inquinamento acustico, mentre sono solo il 2,32% quelli che si trovano vicino a emittenti radio televisive.

In crescita la raccolta differenziata: quella delle pile ha raggiunto il 49,30%, con oltre 15 punti percentuali sopra il valore della passata edizione (33,90%); la carta raggiunge l'83,84%, plastica 71,51%, vetro 63,42%, organico 54,37%, toner 53,90% e alluminio 51,77%. Segnali positivi arrivano anche nell'utilizzo dei pasti interamente biologici nelle mense (5,95%) e sale la percentuale media di prodotti biologici nei pasti, che si attesta al 56,29% contro il 52,38% dello scorso anno. Aumentano anche le cucine interne alle scuole (29,29%) rispetto al 21,53% del 2010. Dati negativi si registrano nell'utilizzo dell'acqua di rubinetto nelle mense scolastiche al 62,93%, con otto punti percentuali sotto il dato degli ultimi due anni.

Buoni i dati sull'utilizzo dell'illuminazione a basso consumo, anche se registrano un lieve calo (60,58%) rispetto allo scorso anno (65,98%), in lieve aumento quelli sull'utilizzo di fonti rinnovabili (12,40%) contro l'11,56% del 2010. Tra le regioni che spiccano per l'utilizzo delle fonti rinnovabili ci sono Abruzzo (18,31%), Sardegna (23,38%), Toscana (18,03%), Veneto (28,05%). Fanalino di coda Basilicata e Molise, i cui comuni capoluogo dichiarano di non avere edifici scolastici che utilizzano fonti di energia pulita.

Sul fronte della mobilità urbana e della sicurezza, aumentano le transenne parapedonali (13,52%) e la presenza di "nonni vigili" (21%). Pochi gli istituti all'interno di isole pedonali, meno dell'1%, le scuole in zone a traffico limitato sono il 4,42% e quelle dov'è in vigore l'obbligo dei 30 km/h sono appena il 7,08%. In crescita le piste ciclabili vicino agli istituti (10,48%), mentre la presenza di giardini o aree verdi nelle zone antistanti le scuole (62,89%) sono in continuo calo, con quasi 12 punti percentuali in meno rispetto a due anni fa (74,27%). Poche le strutture dedicate allo sport, di cui sono provviste solo il 52,60% degli istituti.

Si riconfermano in testa alla graduatoria nazionale le città capoluogo del centro nord. Svetta al primo posto Trento, seguito da Piacenza, Verbania, Prato, Parma, Reggio Emilia, Pordenone, Asti, Forlì (nuova entata) e Terni. A guidare la classifica regionale sono Emilia Romagna e Piemonte, Trentino AltoAdige e Toscana.

Anche quest'anno Napoli risulta prima tra le grandi città del sud; Lecce e Benevento sono le prime città del sud in graduatoria, mentre Cagliari è la prima tra quelle delle isole. Salgono in graduatoria Milano (42° posto), Bologna (54°), Bari (67°), Palermo (87°); è fuori dalla classifica Roma, che anche quest'anno presenta dati incompleti.

Quattro le eccellenze segnalate da Ecosistema Scuola: l'asilo nido di Gaiole in Chianti (Si), l'eco scuola primaria di Scarmagno, i servizi scolastici sostenibili a km ed emissioni zero avviati da diverse scuole piacentine, l'opera di riquificazione della scuola primaria statale Anna Frank parte del comune di Giaveno.

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