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Sostenibilita

Gli italiani mangiano più biologico, ma sempre meno frutta e verdura

I dati emergono dalla ricerca Nomisma realizzata per Pentapolis, l'associazione per la Responsabilità Sociale

Il 33% degli adolescenti non ne consuma neanche una porzione al giorno

12 Novembre 2012

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Gli italiani mangiano più biologico, ma sempre meno frutta e verdura
Il 33% degli adolescenti non ne consuma neanche una porzione al giorno

Roma, 12 nov. - (Adnkronos) - Gli italiani acquistano sempre più 'bio' ma sempre meno frutta e verdura. Con la crisi, anche le abitudini a tavola si modificano e i consumatori premiano, secondo i dati dell'Ismea, da una parte i prodotti biologici, che registrano un incremento del 6% nei primi sei mesi del 2012, e dall'altra quelli private label, discount e primi prezzi. A questi dati si affiancano quelli della ricerca Nomisma realizzata per Pentapolis, l'associazione per la Responsabilità Sociale presentata oggi in occasione del seminario dedicato al progetto"Mens(a) sana - Ristorazione Sostenibile nelle scuole", per i quali il dato medio del consumo giornaliero di frutta e verdura è ancora dentro i quantitativi raccomandati dall'Oms.

Non più del 4% della popolazione consuma le 5 porzioni indicate dall'Organizzazione Mondiale della Sanità e tra gli adolescenti (15-17 anni) circa il 33% non consuma neanche una porzione di frutta o verdura al giorno, e tale quota è comunque alta anche nella popolazione italiana in generale: 19%. Il trend di consumo di frutta e verdura è dunque in forte ribasso: considerando i consumi domestici, si è passati da un consumo annuo nel 2000 di 450 kg a famiglia a 347 kg nel 2011 (-23%). In più, circa 1,8 milioni di ragazzi tra i 6 e 17 anni hanno problemi di eccesso di peso (sovrappeso e obesità). Si tratta di più di un quarto della popolazione in quella fascia di età (26,2%).

Alle abitudini alimentari dei più giovani, l'Osservatorio Nomisma sui Consumi Alimentari ha dedicato un'indagineche rileva che nelle famiglie in cui i genitori mangiano frutta e verdura ogni giorno in almeno 2 occasioni, anche i figli hanno una maggiore propensione al consumo: il 75% consuma frutta e verdura ogni giorno a fronte del 54% dei bambini inseriti in nuclei familiari con genitori il cui consumo è sporadico o casuale. Oltre che dai genitori, la formazione di comportamenti alimentari viene influenzata anche dalla pubblicità: tra quelli intervistati, il 9% di chi fa gli acquisti dichiara di mettere spesso nel carrello un prodotto alimentare perché stimolato dalla pubblicità. E nelle famiglie con figli minori di 12 anni la percentuale sale al 15% (contro il 7,5% delle altre famiglie).

Anche la presenza di gadget è un fattore diretto di impulso all'acquisto: il 16% delle famiglie con figli minori di 12 anni riferisce di avere frequenti occasioni di acquisto di prodotti alimentari dettate dalla presenza di omaggi (contro l'8% delle altre). La presenza di cibi sentinella di un'alimentazione non corretta nella dieta quotidiana dei bambini è elevatissima: il 36% dei bambini 6-11 anni ha bevuto bibite gasate il giorno prima dell'intervista e il 30% ha mangiato patatine (indagine realizzata da Nomisma-Swg nell'ambito del progetto Frutta nelle Scuole realizzato dal Ministero delle Politiche Agricole).

Ogni giorno la ristorazione scolastica distribuisce 2,2 milioni di pasti. La scuola è perciò un'occasione importante per realizzare attività di educazione alimentare volte a correggere i comportamenti scorretti e per mettere in pratica comportamenti sostenibili. In questo senso si inserisce il progetto di Pentapolis, "Mens(a) sana - Ristorazione Sostenibile nelle scuole". Il progetto, spiega Massimiliano Pontillo, presidente di Pentapolis, "vuole contribuire a diffondere una corretta informazione e formazione alimentare, in armonia con la natura e l'ambiente, educare i bambini e i loro genitori sull'importanza delle buone abitudini alimentari, sia per la tutela della salute personale che per quella dell'ambiente che ci circonda".

"Per questo motivo - aggiunge - abbiamo creato un Osservatorio che effettuerà ricerche in ambito alimentare e sulle abitudini di acquisto delle famiglie italiane. Inoltre vogliamo mettere a confronto i decisori pubblici con le aziende operanti nel settore e la società civile per realizzare un Libro Bianco che incentivi e promuova le migliori pratiche".

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