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Con innalzamento livello del mare a rischio val Padana e costa veneto-romagnola

Dal litorale romano alle città costiere, anche qui i danni sarebbero notevoli

Giannì(Greenpeace), Delta del Po tra le 10 aree critiche a livello globale

28 Novembre 2012

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Con innalzamento livello del mare a rischio val Padana e costa veneto-romagnola
Giannì(Greenpeace), Delta del Po tra le 10 aree critiche a livello globale

Roma, 28 nov. - (Adnkronos) - Sono la Pianura Padana e la fascia costiera veneto-romagnola le aree italiane più a rischio a causa dell'innalzamento del livello del mare, con il Delta del Po che addirittura figura tra le prime 10 zone critiche a livello globale. Lo spiega all'Adnkronos Alessandro Giannì, responsabile campagne di Greenpeace, commentando lo studio dell'Environmental Research Letters del British Institute of Physics, pubblicato oggi, secondo il quale il ritmo con cui il livello del mare si sta alzando sarebbe del 60% più veloce di quanto previsto nel 2007 dall'Ipcc che parlava di un aumento annuo di 2 millimetri l'anno. Soglia ampiamente superata, visto che il nuovo studio indica un innalzamento di 3,2 milliemtri l'anno, confermato dalle misurazioni satellitari.

Studio nuovo "ma dati vecchi e ormai acclarati - spiega Giannì - I 70 centimetri di innalzamento previsti per la fine del secolo ce li possiamo scordare, in realtà arriveremo a circa 2 metri e oltre, e non si tratta di un livello di assestamento che dovrebbe invece arrivare nei decenni successivi, con il raggiungimento di un innalzamento di 10 metri. Si tratta, naturalmente - aggiunge - di modelli, che tutti speriamo che non si verifichino, anche se finora le previsioni hanno sbagliato solo per eccesso di prudenza".

Un innalzamento che potrebbe avere effetti devastanti "per 600 milioni di persone che al 2050 si prevede che abiteranno le zone costiere del Pianeta, e per isole e arcipelaghi", con conseguenze che vanno dalla perdita di terreni agricoli ai problemi a carico delle risorse idriche a causa del cuneo salino fino alla scomparsa di intere isole del Pacifico e una più difficile gestione degli eventi meteorologici estremi.

"Ci sono Paesi come le Maldive - spiega Giannì - che stanno già provvedendo ad acquistare terre in cui eventualmente trasferirsi". Bisogna poi tenere presente che l'innalzamento dei livelli del mare "non è uguale dappertutto, ci sono aree in cui è maggiore rispetto alla media come nel caso della costa degli Stati Uniti attorno a New York, dove non è un caso se è successo ciò che è successo con Sandy".

E per l'Italia? Dal litorale romano alle città costiere, anche qui i danni sarebbero notevoli, ma sono la Pianura Padana e la fascia costiera veneto-romagnola ad essere le più esposte. Qui l'innalzamento del livello del mare si associa pericolosamente ad un altro fenomeno.

"Tutto il nord Italia tende a inclinarsi e abbassarsi per motivi geologici - spiega Giannì - e si calcolano 3 centimetri l'anno di abbassamento relativo, quello che risulta dall'unione dei due fenomeni, con punte che raggiungono i 6 centimetri. Si tratta di una zona che già con i vecchi dati, quelli più prudenti, era considerata in precario equilibrio, e la situazione peggiora con la conferma di un ritmo più veloce dell'innalzamento del lvello del mare".

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