Johannesburg, 17 apr. (Adnkronos) - Il business è questo: si prende un leone, giovane possibilmente, e lo si alleva protetto all'interno di un recinto elettrificato. Quando arriva la 'prenotazione' il leone viene liberato nella savana dove sarà 'libero' di essere abbattuto dal cacciatore, per lo più nordamericano, che lo ha prenotato on line. Dal momento del 'rilascio' all'abbattimento è difficile che corrano più di 96 ore; il leone tende a restare nell'area dove è stato liberato anche perché non è affamato e non sente il bisogno di fare grandi spostamenti a caccia di prede. La preda è lui, ed il cacciatore che lo ha abbattuto pagherà per il suo trofeo 10 mila dollari, neanche troppi visto che stiamo parlando di un esemplare di 200 chili nel pieno della sua vitalità. Siamo in Sudafrica, dove gli allevamenti di leoni stanno attraversando un vero e proprio boom. Ma il business non si ferma al trofeo, impagliata la testa, trasformato in tappeto il mantello, il leone procura ancora quattrini al suo allevatore grazie al commercio della carne (venduta in Asia e negli Stati Uniti) e delle ossa che, polverizzate, vengono largamente usate dalla medicina tradizionale cinese che dal 2008 sta gradualmente sostituendo le ossa di tigre, ormai più efficacemente protetta, con quelle del leone per preparare miracolose pozioni, come il 'vino tigre' (il nome non è cambiato) che curerebbe ulcere, crampi, reumatismi, mal di stomaco e la malaria. E, come se non bastasse, è indicato anche come ricostituente e, naturalmente, come stimolatore della virilità. Non c'è prova scientifica che corrobori queste 'qualità' ma tant'è: la domanda è fortissima ed in continuo aumento. Da qui la necessità di sostituire le tigri con i leoni, in Sud Africa ce ne sono circa 5000 negli allevamenti, mentre 2000 vivono liberi nellle riserve protette come il Kruger park. Il problema è che il commercio non si ferma alla caccia degli animali allevati ma viene alimentato anche dai bracconieri che uccidono gli animali che vivono nella riserva. Allo stato attuale non c'è molto da fare, allevare leoni è perfettamente legale, il re della foresta è giuridicamente equiparato ad un vitello o a un pollo di batteria, una volta arrivato alla 'maturazione' viene messo sul mercato a disposizione di chi sia disposto a pagare 10.000 dollari per poterlo abbattere. Alcuni cacciatori poi, non vogliono neanche trofei da portare a casa, in questo caso l'allevatore ricava un altro migliaio di dollari dalla testa. Dalla carne invece ricava circa 160 dollari al chilo, 5000 dollari, considerando il peso medio degli esemplari abbattuti. Gli hamburger di leone fanno parte del menu del ristorante 'Il vinaio' a Mesa in Arizona, braciole e costolette si possono mangiare anche in Tailandia e Vietnam. Accanto al commercio 'legale' c'è ovviamente una fortissima attività di bracconaggio che mette sul mercato corni di rinoceronte, venduti a 60 mila dollari al chilo e zanne di elefante che al chilo vengono vendute a 750 dollari. L'anno scorso in Camerun bracconieri armati di mitra hanno circondato e ucciso centinaia di elefanti 'protetti' all'interno del parco nazionale Bouba N'Djida. E sempre l'anno scorso una petizione on-line forte di 750 mila firme, ha chiesto al presidente sudafricano Jacob Zuma di vietare l'esportazione delle ossa di leone, bloccando i permessi schizzati dai 60 del 2008 agli oltre 600 concessi nel 2012.




