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Lucio Battisti, vent'anni dopo si prende la Rai: l'impresa epocale aTechetecheté

Gino Coala
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No, non ci siam scordati di te, Lucio, ma la tua voce continua a riempire la nostra memoria intima, e le tue canzoni a fungere da colonna sonora della nazione. Preferiamo il tuo nome e il tuo volto a quelli dei politici che sfilano in carrellata nei tg, con pance e sottopancia in sovrimpressione. Scegliamo di immergerci nei tuoi testi, per staccarci dall' attualità, per non immiserirci con le notizie, per ridare senso, peso e valore alla Parola. Non ci sorprende perciò che due giorni fa, in occasione del ventennale dalla tua morte, la puntata di Techetechetè su RaiUno a te dedicata abbia fatto il botto, raggiungendo il record stagionale di share col 24,6% e oltre 4 milioni e 300mila spettatori davanti allo schermo. Un italiano su quattro sceglieva di guardare te, di ascoltare te, di pensare a te, immergendosi in quella carrellata di ricordi e snobbando la concorrenza. Annegavano nel grigiore i programmi in contemporanea, a partire dai talk show di politica In onda e Stasera Italia, fermi rispettivamente al 4,7% e al 5,1%. Al di là della stanchezza verso il chiacchiericcio degli ospiti in politichese, c' era una scelta deliberata di preferire la musica, arte per eccellenza senza mediazioni, capace di toccare le corde dell' anima direttamente, molto più di un tweet, di un post, di una dichiarazione choc. E c' era la voglia, appassionata e nostalgica insieme, di sentire, con le orecchie, il cuore e la pancia, la tua musica, che ha il dono rarissimo di parlare non solo della tua vita e del tuo tempo, ma di raccontare ancora oggi le nostre vite, il nostro tempo, di essere universale e pertanto immortale. La cantava mia madre, ieri, davanti allo schermo, la tua musica, e la cantava mio padre, e la cantavo anche io. Sì, ti amano ancora i giovani, Lucio, perché tu e la tua musica siete ancora giovani, e forse anche per questo ti sei allontanato in tempo dal video, per lasciare di te l' immagine di un puer aeternus e non far invecchiare mai il tuo volto e le tue note Ma forse c' è una ragione ulteriore, e più profonda, sul perché la tua musica sia entrata nella memoria collettiva e sia ancora viva. Ed è che tu stesso hai cantato la Memoria, l' esercizio del ricordo e i suoi doni di ispirazione; anzi, tutta la tua produzione si può intendere attraversata da questa pratica della rimembranza, come la chiamerebbe Leopardi, da un lunghissimo amarcord. Sei stato l' aedo dei ricordi, Lucio, hai cantato la nostalgia del tempo perduto, e cercato là il Paradiso perduto, con la forza che hanno solo i poeti di trasformare il Ricordo in Racconto. Di dargli voce, forma e vita attraverso la musica. Nostalgia in note. L' ETERNO RITORNO Tutto il tuo musicare è stato un rammentare e rammendare le tele della memoria: da Mi ritorni in mente a Eppur mi son scordato di te, in quella continua dialettica tra ricordo e oblio che abita gli archivi della nostra coscienza, fino ad Ancora tu e Penso a te, che celebra l' eterno ritorno di ciò che si vorrebbe dimenticare, la presenza nell' animo di ciò che non è più visibile davanti agli occhi. Perché la memoria segue un moto circolare e a volte ci ripresenta l' origine come destino Hai attraversato i campi del passato nella sublime I giardini di marzo, in cui Lucio Battisti si avvicina al Lucio Dalla del 4 marzo 1943, con l' attesa comune dell' anno che verrà e la domanda sul che anno è; e la comune consapevolezza che il passato offre un porto sicuro di fronte alla paura di vivere, per cui non c' è ancora il coraggio. Hai dato ali alla memoria ne Il mio canto libero in cui i ricordi smettono di essere una prigione («La veste dei fantasmi del passato cadendo lascia il quadro immacolato»), ma aprono all' infinito, in un moto quasi leopardiano, forse non ancora troppo sondato (Leopardi: Così tra questa immensità s' annega il pensier mio; Battisti: E l' immensità si apre nuda a noi; Leopardi: e come il vento odo stormir tra queste foglie; Battisti: e s' alza un vento tiepido d' amor). Senza considerare il nome della stessa casa discografica, per cui pubblicasti i dischi prima di fondare la Numero Uno: la Ricordi Con i suoi brani Battisti si è inserito di diritto nella grande tradizione occidentale dei cantori del ricordo, di poeti, artisti, filosofi che si sono cimentati nel pensare e raccontare il Tempo, il suo scorrere, il suo gravare e sospendersi, il suo perdersi e tornare, da Sant' Agostino ad Heidegger, da Bergson a Proust, fino a Fellini e Sergio Leone. Occorre pensare all' articolazione del tempo per liberarsene, per uscire dalla storia ed entrare nel mito, forse nell' eternità. Non muore col tempo solo chi pensa e canta il tempo. di Gianluca Veneziani

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