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Adrian, ecco cosa Celentano non riesce a capire: il "dettaglio" dietro al suo flop continuo

Francesco Specchia
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Comprendo che i padri, come i figli so' piezz' e core. E capisco che Rosita Celentano difenda Adrian Live-Questa è la storia (Canale 5, giovedì prime time), il programma allo stato gassoso del papà, dalla ferocia degli attacchi concentrici di pubblico e critica. Nel senso che la critica l' ha snobbato e il pubblico ha disertato: 3.439.000 spettatori per il 13,7% di share col crollo netto del temibile cartoon a seguire, 8,68% di share. Un disastro in termini di investimenti e di resa commerciale, parliamoci chiaro. Leggi anche: Adrian, dopo la seconda puntata si mette male per Celentano Capisco l' eroica interpretazione dei suddetti luttuosi eventi da parte di Rosita: «Adrian non può essere capito adesso - ha detto al Corriere della Sera -, ma va bene così: mio padre è da una vita che fa cose che sul momento non vengono capite dal pubblico». Il che ha un fondo di verità. L' Adriano televisivo non è mai stato davvero capito dal pubblico anche perché non si era mai davvero capito da solo. Parlo da fan della prim' ora. Alcuni dei film di Celentano come Yuppi Du o Joan Lui ribollivano di allegra dissennatezza, deliri mistici, messaggi ecologisti, rune profetiche di faticosissima interpretazione. Il fatto è che Adriano non diceva nulla di che, ma lo diceva con un invincibile fascino pop. Gli bastava inarcare un sopracciglio per fare schizzare gli ascolti verso spazi siderali. E molti ne interpretavano perfino le leggendarie pause (ricordo i 7 minuti storici di silenzio che mandarono in isteria Raiuno) come una provocazione situazionista; e in realtà l' uomo, allora, non aveva nulla da dire e quegli eterni silenzi si aggrappavano alla telecamera perché s' era, probabilmente, scordato il copione. Adrian non è nulla di diverso dai suoi altri programmi. Solo che il pubblico è cambiato: è più veloce, ha un' offerta di contenuti infinita, se ne fotte altamente di un anziano guru inconsapevole che, ancora una volta, si siede attorno a un tavolo con tre amici a sgranare rosari di banalità. Anche la puntata a base di vecchie canzoni con Maria De Filippi accorsa in aiuto e Gianni Morandi - l' autentico mattatore - seppur più densa di emozioni (non che ci volesse un genio), con il trito sfottò dell'«Adriano è meglio quando canta che quando parla» non ha ridato fiato a un progetto defunto. La verità è che non è un dogma che il pubblico invecchi con l' artista. Anzi. 

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