(Adnkronos) - Per quanto riguarda gli Usa, "abbiamo avuto risultati positivi con il made in Italy sia in termini di sell in sia di sell out. Negli ultimi mesi si assiste a un po' di rallentamento a causa dello shutdown che ha creato perplessità nei consumatori" continua il presidente di Pitti. Più critica la situazione in Europa: "una visione positiva per un paio di anni faremo fatica ad averla. C'è un po' di miglioramento in alcuni paesi che stanno riprendendo a crescere. Mi riferisco - chiarisce Marzotto - all'Inghilterra, alla Scandinavia, alla Germania e anche ai paesi dell'est come la Polonia, la Russia. E stanno crescendo molto bene i Paesi del medio oriente, soprattutto la Turchia. Resta il problema del Magreb che, anche se non consumava molto, era uno sfogo interessante per i ricchi arabi. E naturalmente il far east, dove le tigri stanno crescendo moltissimo, in particolare il Giappone, oltre all'Indonesia e a paesi del centro asia come il Kazakistan che stanno avendo uno sviluppo enorme". E per l'Italia che ancora riesce a mantenere in casa una "filiera integrata" che può contare, unica al mondo su "430mila persone che lavorano nel tessile - abbigliamento e altre 500mila indirettamente nel commercio, cioè quasi un milione" è una straordinaria opportunità. Per altro, "oggi i negozi fanno molti meno ordini programmati e molti più riassortimenti. Quindi per il made in Italy è una grande opportunità se riesce a mantenere tutta la filiera integrata e soprattutto a comunicare con i punti vendita perché il punto vendita - conclude - deve diventare la calamita dei desideri dei consumatori".




