Milano, 27 ott. - (Adnkronos) - La moda e il design ne sono l'approdo naturale, ma sempre piu' anche il food, la ristorazione o qualsiasi altra categoria merceologica che possa usufruire di una formula in grande crescita, quella del temporary shop. I negozi 'a tempo', un mese la media, per promuovere un brand e soprattutto per vendere. Il concetto di temporary non nasce in Italia, ma viene mutuato dagli Stati Uniti, declinato, per far fronte alle difficolta' economiche, ma non solo, soprattutto sulla possibilita' di ottimizzare in un dato periodo le vendite, generalmente a un prezzo ribassato. "In Italia - racconta all'Adnkronos Massimo Costa, presidente di Assomoda e Assotemporary - l'accento e' stato posto quasi da subito sulla vendita, anche se il temporary shop e' una formula di comunicazione alternativa a quelle tradizionali. La ragione va cercata innanzitutto nel contesto socio economico nel quale il temporary si inserisce. Il 2008, quando nacque Assotemporary, vedeva una crisi economica piuttosto accentuata che purtroppo nel corso degli anni e' andata peggiorando. Questa situazione ha sicuramente favorito e accelerato lo sviluppo del temporary shop in Italia, perche' effettivamente esso consente alle aziende, di qualsiasi settore merceologico, di poter effettuare delle operazioni di vendita ottimizzando quelli che sono i tempi e i costi dell'attivita' e anche di raggiungere obiettivi di marketing e di comunicazione molto precisi". Di fatto, si ha la possibilita' di utilizzare per un periodo di tempo che mediamente e' di 30-40 giorni una location "posta in una situazione strategica in una citta' importante - e Milano da questo punti di vista continua a essere la capitale assoluta del temporary shop - e durante questo periodo far conoscere la propria azienda, far conoscere il proprio brand (se si tratta di uno emergente) ed effettuare delle operazioni di vendita che possono essere piu' o meno aggressive a secopnda di quelle che sono le esigenze aziendali". (segue)




