(Adnkronos) - Quel che serve, a fronte di tutto questo, e' osserva Guglielmetti, "maggior appoggio delle istituzioni italiane, anche perche' al di la' dell'attacco alla singola azienda, viene messo in atto un attacco all'intero sistema delle aziende italiane, all'immagine di italianita' del prodotto". Insomma "sarebbe bene che non si lasciassero queste imprese che subiscono tali violazioni da sole a proteggersi sui mercati internazionali che sono politicamente difficili, come quelli del Sud Est asiatico". Invece, dice Guglielmetti, "vanno appoggiate nella convinzione che si tratta di un attacco al sistema italiano". E ancora, "non penso esista - aggiunge - un rimedio ideale, una soluzione magica. E' pero' importante che le aziende si rendano che esistono sistemi preventivi come la tracciabilita', i sistemi anticontraffazione, i controlli doganali successivi e imparino a dosarli per non trovarsi cosi' di fronte a una situazione patologica. Meglio reagire prima con una strategia anticontraffazione". Ma serve anche il "controllo sui terzisti fornitori che spesso contraffanno i prodotti che producono per il titolare". Su questa situazione gia' pesante insiste anche la crisi economica. Non che essa rappresenti un elemento peggiorativo del fenomeno in se', dal momento che e' "anelastico", ma e' certo che "negli anni di crisi la contraffazione cresce per 'sostituzione' e procura maggiori danni alle aziende; nei periodi di boom, invece, cresce per 'imitazione'", ovvero si aggiunge alla produzione ufficiale e crea cosi', conclude Guglielmetti, "meno danni". (segue)




