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Non è l'Arena, bordata di Massimo Giletti a Selvaggia Lucarelli: "Ecco come si perde credibilità"

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«Rifarei tutto», assicura Massimo Giletti. E in quel tutto c'è davvero ogni cosa: la scelta di puntare su La 7, unico editore «che dopo la chiamata del politico di turno non ti blocca il programma»; le inchieste anti-mafia che lo hanno fatto finire sotto scorta e persino quelle sibilline dichiarazioni dello scorso febbraio, quando disse che il vero dramma era la crisi economica, non il virus. «Ma non chiamatemi negazionista», precisa Giletti che da domenica torna in onda su La7 con Non è l'Arena

Non lo faremo, ma ci dica cosa pensa dei negazionisti. 
«Trovo che il termine sia una forzatura: evoca gli storici che negavano i campi di sterminio o la Shoah. Qui è diverso. Ognuno ha il suo pensiero ed è giusto esprimerlo. Fermandosi, il mondo occidentale si è dimostrato debole: in passato nessuno ha reagito così a una pandemia e i cinema sono rimasti aperti perfino durante la Guerra Mondiale». 

Il governo ha sbagliato a dare priorità alla salute? 
«No, ci mancherebbe! Però si è fatta un giro per le aziende? Io, avendone una, sì, e ho ben presente la preoccupazione che serpeggia. Senza contare che i soldi che arriveranno (non si sa quando) sono tutti a debito. Davanti a tale emergenza serve un governo centrale che decida, senza perdere tempo a scontrarsi con le Regioni». 

 

Da un po' è sotto scorta. Cosa replica a chi, come il presidente della Commissione Antimafia Fava, non ha gradito le foto dove lei ostenta il giubbotto antiproiettile? 
«Ho troppo rispetto per il padre di Fava per rispondere. Con 35° cosa avrei dovuto fare? Mettere la giacca sopra al giubbotto? Questa che sto attraversando è una vera tempesta, dove mi sento onestamente molto solo. Mi aspettavo delle chiamate da alcuni colleghi ma non sono mai arrivate. Dal mondo politico ho ricevuto una solidarietà totale, tranne che dai 5 Stelle. Le uniche che mi hanno scritto sono state il sindaco Raggi e la Lezzi, ex ministro del Sud. Lo trovo gravissimo, tanto quanto il silenzio del magistrato Di Matteo che, peraltro, è un "dipendente" del ministero di Giustizia...». 

È vero che vorrebbe entrare in politica? 
«A giugno scade il contratto con La7 e non escludo nulla. In passato sono stato contattato più volte dai partiti e non mi dispiacerebbe esplorare nuove strade, a patto però di poter fare la differenza». 

Lei ha spesso attaccato la d'Urso ma, come ha osservato Selvaggia Lucarelli, alcuni suoi opinionisti non sono poi così diversi dai suoi... 
«Selvaggia è libera di dire quel che vuole. Io non perdo energie ad alzare palette a Ballando con le stelle, ma non mi permetterei mai di sostenere che così perde credibilità. Questa si perde in altri modi, non certo nel fare confrontare degli esperti con Red Ronnie sul Covid. L'ho chiamato perché lui ha una posizione, vivaddio, molto diversa dalla mia. Non voglio sottostare alla dittatura mediatica per cui si invitano solo le persone pulite e corrette». 

Non bisognerebbe privilegiare chi è competente in materia, non foss'altro per dare sostanza al contraddittorio? Altrimenti interpelliamo anche il mio portinaio...
«Chi decide chi è competente? Io sono aperto anche a chi fa dichiarazioni forti, tanto più che i virologi ne dicono di ogni. Sgarbi è criminalizzato solo quando viene da me: da Formigli nessuno batte ciglio...».

 

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