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Maneskin di nuovo a Sanremo. "Siete un insulto alla cultura": chi li demolisce

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Daniele Priori
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«I Maneskin? Un’offesa alla cultura e all’arte». Ad attaccare duramente la band che da Sanremo, passando per l’Eurovision, in due anni ha scalato il mondo intero è il maestro Uto Ughi. Il grande violinista, considerato universalmente tra i musicisti nel gotha del pentagramma, stronca senza riserva il gruppo rock capitolino. Lo fa in un giorno particolare per lui e per loro. Lui, infatti, è stato- a quanto pare quantomeno infastidito - dalla domanda sui Maneskin (forse inappropriata al contesto? ) giuntagli a bruciapelo mentre presentava, a Siena, un cartellone di eventi speciali dell’Accademia musicale Chigiana di cui è direttore artistico. Non il migliore degli spot per la band romana che, come annunciato venerdì sera al Tg1 da Amadeus, tornerà sul luogo del delitto, come ospiti straordinari del prossimo Festival di Sanremo a inizio febbraio.

 

 

 

Loro hanno ricevuto la rasoiata mentre erano alle prese con gli ultimi preparativi del loro... matrimonio. Ma di chi? Mistero. Organizzato a Palazzo Brancaccio, proprio nella loro città. Evento esclusivissimo di cui, all’esterno prima della cerimonia, è filtrato davvero poco a parte gli organizzatori: Spotify e l’officiante della stravagante cerimonia, l'ex direttore creativo di Gucci, Alessandro Michele, molto vicino alla band. Roba da far impallidire persino i Cugini di Campagna. Ma non il maestro Ughi che, dopo il colpo d’accetta, ha ripreso l’archetto o al massimo il fioretto, aggiustando un po’ il tiro: «Non ce l’ho particolarmente con i Maneskin, penso che ogni genere ha diritto di esistere... Ma quando fanno musica e non quando urlano e basta».

 

 

 

E pensare che, notoriamente, gli appassionati del rock duro e puro considerano la band alla stregua di una parodia, come scrive senza mezzi termini Spencer Kornhaber, critico musicale del The Atlantic il quale, andando controcorrente rispetto a tutto il resto della stampa Usa, si è chiesto provocatoriamente e senza mezzi termini: «Dovrebbero essere loro a salvare il Rock and Roll?» «La popolarità dei Maneskin è un colpo di fortuna o è un segno di un cambiamento più profondo nei gusti mainstream?» si chiede ancora il critico. Giungendo alla conclusione che «questi ragazzi», definiti poi anche «una band da bar in pelle bordeaux», «fanno musica con ingredienti molto audaci, ma Rush!, il loro primo album per la maggior parte in inglese, dimostra con forza come in realtà il loro fascino non risieda nella musica». Secondo il critico, infatti, le tracce sono «chiaramente riciclate e sfacciatamente mediocri», mentre i testi nient’altro che «timidi tentativi di sciocca re e infastidire». Per la cronaca, l’album esce oggi. 

 

 

 

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