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Ricky Gervais, il comico che sfonda facendo arrabbiare tutti

Mario Rocchi
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La stand up comedy di Ricky Gervais abbatte definitivamente il muro del politicamente corretto. Lo fa su Netflix, dove il suo nuovo spettacolo Armageddon demolisce tutte le convenzioni, andando a suon di risate anche oltre il cinismo. Il comico inglese 62enne, forte del suo stile essenziale, dei suoi tempi comici e della sua t-shirt nera (talora come il suo humor) si ripropone sulla scia degli altri due spettacoli, pure quelli disponibili sulla piattaforma Usa che allo stand up comedian inglese consente di sforare anche le regole rigide del perbenismo e delle etichette che la stessa Netflix utilizza per “categorizzare” tutti i suoi prodotti. Armageddon, disponibile dal giorno di Natale, fa felicemente e liberamente eccezione, riscuotendo subito il consenso del pubblico internazionale a quanto pare decisamente più pronto di quanto si immagini ad affrontare anche di temi scabrosi, quasi superandone così la stessa scabrosità. Dovremmo saperlo bene noi italiani che per una vita abbiamo riso delle tragicomiche vicende di Fantozzi e della sua famiglia grazie a un maestro del cinismo come Paolo Villaggio. Gervais scherza e se la ride su funerali e matrimoni, in cui l’evento funebre a ben vedere in termini di utilità battei matrimoni che restano il più delle volte decisamente una grande noia.

UMORISMO NERO
Fino ad arrivare aun umorismo decisamente più nero e disturbante sui bambini malati di cancro che Gervais chiama durante lo spettacolo, con poco ritegno, “pelatini”. Tanto da aver fatto infuriare le associazioni dei genitori dei piccoli malati oncologici che hanno chiesto espressamente a Netflix con una petizione su change.org la rimozione dello spettacolo. Non si è scomposto più di tanto l’artista che, da un lato, già in scena, precisa come il pensiero di chi recita non sia necessariamente quello del personaggio messo in scena. Spiegandosi ulteriormente sul profilo X: «In questo spettacolo parlo di sesso, morte, pedofilia, razza, religione, disabilità, libertà di parola, riscaldamento globale, olocausto ed Elton John. Se non approvi le battute su queste cose, per favore non guardarle. Perché non ti divertirai e ti arrabbierai», per poi aggiungere: «Alcune persone pensano che una battuta possa rivelare tutta l’anima di un comico, ma non funziona così. È legittimo che alcuni odino le mie battute, ed è legittimo che non vogliano venire ai miei spettacoli. Questo però non mi fermerà dal fare ciò che amo». Gervais, insomma, tira dritto.

 

 

E l’Armageddon continua a compiersi con successo. In un eterno replicarsi, sempre diverso e sempre uguale di ironia tagliente che il più delle volte colpisce gli stessi spettatori che di fatto si trovano seppelliti da un diluvio di risate che loro stessi producono nel tacito ma vivace accordo col comico in scena che se la gode. Perché se la satira arriva a produrre addirittura autoironia, significa che avrà davvero svolto il proprio compito fino in fondo. E Gervais lo fa in scioltezza. L’accusa più ricorrente mossa al comico è stata quella di replicare se stesso o, addirittura, di aver fatto un compromesso con la propria scorrettezza proprio vendendosi a Netflix. Che però, in realtà, lo tutela. Per cui, probabilmente, il compromesso lo hanno fatto entrambi. E il pubblico premia. Il gatto si morderà pure la coda ma va bene così. Anche perché nel mondo del politically correct forzato, un altro che in un’unica battuta riesce a chiamare in causa pedofili, bambini cinesi e cani (mangiati dai bambini cinesi) onestamente è difficile da trovare. Anche se poi, magari, un po’ si scusa... E vabbè. Ma a nessuno che sia venuto in mente la possibilità che pure le scuse di un malandrino come Gervais potrebbero essere una ulteriore presa in giro riservata, magari, proprio alla stessa Netflix? Se dunque chi gradisce applaude ridendo (anche di sé) a tutti i detrattori dell’artista dal The Guardian in giù, citando altri satiri odiosi, quelli di Charlie Hebdo, non resterà che la possibilità di sentirsi incompresi ma perdonati. Continuando a vivere sereni e meno sorridenti. 

 

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