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Muccino & C: che imbarazzo il salottino coatto su Rai 1

Emiliano Del Toso
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Sembrava un sodalizio indissolubile quello tra il professor Gianni Canova, uno dei più importanti critici del nostro Paese, conosciuto da tutti come il “cinemaniaco”, e la notte degli Oscar. Per anni, seguire in diretta prima il red carpet e poi la cerimonia significava alternare la sfilata di divi e dive con le analisi critiche-coltissime ma essenziali, profonde ma comprensibili da tutti- di tutte le pellicole candidate.

Quest’anno, invece, gli appassionati di cinema sono stati colti di sorpresa: la trasmissione che fa da corollario alla kermesse hollywoodiana è passata da Sky Cinema a Rai Uno, trasferendosi da un contesto cinefilo a una dimensione nazionalpopolare. E le critiche nei confronti della copertura dell’evento sono prontamente arrivate: a partire dalla conduzione di Alberto Matano, abituato ai salotti e alle chiacchiere pomeridiane di La vita in diretta, che ha cercato di affrontare la sfida lanciandosi in considerazioni spericolate sulle difficoltà di Emma Stone di mostrare il seno nudo sul set di Povere creature! e chiedendo più volte il supporto dei troppi ospiti al suo fianco, tutti dentro al mondo del cinema, ma che di certo non l’hanno aiutato.

E infatti, le uscite meno convincenti sono arrivate piuttosto da chi il mondo del cinema lo vive e lo conosce, perché ci lavora, ogni giorno: sarebbe stato lecito aspettarsi osservazioni più acute e aneddoti più brillanti da Gabriele Muccino, Claudio Santamaria, Stefania Sandrelli, Claudia Gerini, rispetto a un semplice dibattito da bar, in cui ci si è scontrati sui giudizi personali nei confronti dei film candidati, dall’avversione di Santamaria nei confronti del fenomeno Barbie alla delusione collettiva per il mancato riconoscimento a Io capitano di Matteo Garrone. «Però quando corri contro il film sull’Olocausto, che ce vuoi fa’». Una baraonda annunciata, che ha ricordato il caos degli ultimi talk show sulle Olimpiadi a Tokyo e sui Mondiali in Qatar (Il circolo degli anelli e Il circolo dei Mondiali), dove l’opinione a ogni costo vinceva sulla cronaca, sull’analisi e sulla comprensione dei risultati. Ma il vero colpo del ko per la Rai è arrivato dal lancio di Televideo, che ha sbagliato incredibilmente la sinossi del film di Garrone, non più incentrato sull’odissea di due giovani migranti senegalesi, e invece «ispirato alla vita del capitano Schettino e al disastro della Costa Concordia». 

 

 

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