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Il giovane Berlusconi, Silvio prima di diventare Cav: in arrivo la serie tv

Alessandra Menzani
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La locandina è di grande impatto, anche simbolico: c’è un Silvio Berlusconi ventenne, muscoloso e con un sorriso dei suoi che esce dalle acque come il dio Nettuno; dietro di lui il cielo e il mare azzurri, il colore che sarà quello di Forza Italia, la sua creatura politica.
Ma quello che racconta la docu-serie di Netflix annunciata ieri non è il politico, ma l’imprenditore, l’uomo, Il giovane Berlusconi. Nelle prime immagini del trailer si vede Silvio intervistato da Mike Buongiorno che gli domanda, «tu ti occupi bene di tante cose, distribuzione, editoria, cinema, calcio, costruzioni, come fai non lo so, ma non ti è mai venuto in mente di entrare in politica?». Secca la risposta «Io sono un uomo del fare, quindi quello che so fare bene è l’imprenditore».

TRE EPISODI

La docu-serie sarà disponibile sul colosso streaming (e a seguire in molti altri paesi partendo da Francia, Germania e Austria dove verrà trasmesso da Zdf Arte e Orf) a partire dall’11 aprile, diretta da Simone Manetti. Sin dal titolo appare chiaro quale sarà il focus del racconto: il successo del Cavaliere dai suoi esordi come imprenditore all’invenzione della televisione commerciale alla metà degli anni ’70 fino alle elezioni politiche del ’94. Figlio del boom economico dei primi anni ’60, Silvio si lancia nel business dell’edilizia. Realizza Milano 2, una città del futuro immersa nel verde, dove per evitare la selva delle antenne sui tetti, si progetta, per la prima volta in Italia, la cablatura di tutta la cittadina con il cavo coassiale. E poi inventa la tv privata con un escamotage geniale, arcinoto. La Rai ha il monopolio e Berlusconi che fa? Distribuisce un nastro registrato con programmi e pubblicità alle emittenti sparse lungo il territorio nazionale affiliate con Canale5, che fu TeleMilano.

 

 

 

E così fa sentire la sua voce in tutta Italia e vende una valanga di pubblicità. Il giovane Berlusconi è una produzione B&B Film in coproduzione con la società di produzione tedesca Gebreuder Beetz Filmproduktion e con l’emittente franco tedesca Zdf Arte, co-finanziata dalla Regione Lazio, dal programma Media di Europa Creativa, realizzata anche grazie al Tax Credit del MiC. Composta da tre episodi ricchi di dettagli inediti, mostra testimonianze di personaggi fedelissimi a Berlusconi come Marcello dell’Utri e Fedele Confalonieri, ma anche di “rivali” come Achille Occhetto, ex segretario del Partito comunista prima e del Pd dopo, che dice: «Eravamo impreparati». E poi Stefania Craxi, Giovanni Minoli, Iva Zanicchi, Carlo Freccero: le testimonianze sono variegate e spesso spunto di chicche inedite.

Il racconto si snoda in tre puntate della durata di 50 minuti ciascuna, nessun narratore. La musica è martellante, piena di pathos. Un racconto ricco di «storie mai raccontate prima», è l’annuncio piuttosto ambizioso di Netflix, considerato che stiamo parlando dell’uomo più raccontato della storia recente. Una storia straordinaria. Per tutti gli anni ’80 il dominio berlusconiano si espande oltre alle televisioni e alla pubblicità: ingloba l’editoria, i giornali, le assicurazioni, le banche e, ciliegina sulla torta, il Milan, che porterà sul tetto del mondo.Oltre alle interviste, la serie è costituita da materiale di repertorio, in parte inedito o raro.

 

 

 

I PRECEDENTI

Non è il primo documentario su Silvio Berlusconi proposto da Netflix (né sarà l’ultimo) ma di sicuro è il primo dopo la scomparsa nel giugno 2023. My Way: The Rise and Fall of Silvio Berlusconi era infatti il prodotto di 28 ore di intervista che Alan Friedman aveva realizzato con l’ex premier, poi diventate un docu. Era il 2016. Invece non è mai stato trasmesso in tv in chiaro il controverso film di Paolo Sorrentino in due parti, Loro, in cui l’ex Cavaliere aveva il volto di Toni Servillo e Veronica Lario quelli di Elena Sofia Ricci (sublime). Infatti la scomparsa di Loro è avvolta nel mistero. 

 

 

 

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