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Sanremo 2026, il teorema dei compagni: gli artisti di destra non possono andarci

di Fabrizio Biasindomenica 1 marzo 2026
Sanremo 2026, il teorema dei compagni: gli artisti di destra non possono andarci

3' di lettura

A Sanremo archiviato, vorremmo provare a enunciare il cosiddetto “teorema sinistro” generato dall’ultimo Festival. Quale? Questo: se sei di destra non hai diritto di andare all’Ariston. Non è un problema di “cosa hai da dire”, di contenuti, quelli nemmeno vogliamo sentirli. È solo una questione di preconcetti. Non la pensi esattamente come me? Non sei allineato? Allora non posso permettere che tu vada sul palco più importante d’Italia ed esigo che te ne stia confinato a casa tua. (Inciso: sapete come verrebbe definita questa cosa a parti invertite? Esatto). E, allora, in ordine del tutto causale ripercorriamo questa settimana festivaliera per dar sostanza al teorema, giusto per farvi comprendere che non stiamo esagerando.

Partiamo dal vecchio Fausto Leali, professione cantante da ben oltre mezzo secolo: gli hanno dato il premio alla carriera, si è commosso, ma per certa sinistra non va mica bene, perché consegnato a un artista chiaramente schierato, uno con la voce “black” e, quindi, già di per sé colpevole, uno che in passato ha avuto problemi per frasi sbagliate dette a un qualche reality e, quindi, imperdonabile. Non potevano premiare Guccini? No, Leali. Vergogna. E comunque questo qui se n’è approfittato e sul palco dell’Ariston sapete cos’ha detto? Lo sapete? «Grazie a tutti». Ancora peggio Mogol. Cioè, siam matti? Un premio alla carriera al paroliere più importante della storia della musica italiana e che, però, in passato è stato consulente del fu ministro Sangiuliano? Ma allora volete davvero esagerare con ‘sto Festival meloniano! Lui che poi accetta il passaggio dei vigili del fuoco, per andare alla celebrazione dei vigili del fuoco, con l’inno dai lui scritto per i vigili del fuoco? Ma qui siamo proprio fuori dalle grazie. Tra l’altro sapete cosa ha detto quel filibustiere 89enne sul palco, approfittando del picco di share? «Grazie».

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E il pericolosissimo professore di fisica con i capelli sparati in aria? Schettini, che già il cognome dovrebbe farti capire molte cose. Quello va a braccetto col governo! Lo sanno tutti! E gli piace fare più l’influencer che il professore, lo ha detto al podcast di Gazzoli. Non possiamo lasciare che lanci messaggi pericolosissimi e veicolati da chi governa tipo “State attenti alla dipendenza da social” o “Non drogatevi”. Sono messaggi di una gravità inaudita e molto pericolosi.

Ieri il quotidiano Domani titolava addirittura “Si scrive Sanremo ma si legge Atreju: tutti gli ospiti di Fdi all’Ariston”, citando tra gli altri proprio Schettini, Mogol e Bocelli. «Partito e servizio pubblico si sovrappongono» si indigna l’articolo. Per fortuna quantomeno siamo riusciti a evitare che Pucci venisse a far danni con quella comicità che, diciamolo, avrebbe certamente generato odio e cattiverie. Per fortuna che al suo posto hanno messo Siani, lui sì bravissimo a non generare la benché minima emozione. E Boldi? Hanno fatto fuori anche il “destro” Cipollin... Ah no, quelle erano le Olimpiadi (ma il teorema- pensa un po’ - valeva pure lì).

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Ora però siamo al top: danno il Festival a De Martino. Cioè, De Martino. Avete capito? De Martino. Uno che piace al governo come non mai. Fa niente se mezza Italia lo guarda tutte le sere. Fa niente se sa cantare, ballare, condurre e piace a tua cugina. Fa niente. Lo piazzano perché è ben allineato. Bisogna fare qualcosa prima che arrivi all’Ariston. Ah, già... troppo tardi.

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