Sinners, il film con i neri protagonisti e i vampiri bianchi, metafora del razzismo, perde nonostante le 16 nomination. Vince solo il miglior attore protagonista, Michael B. Jordan, che quando ha sentito il suo nome dopo il «The Winner is» ha mostrato una freddezza più da Sinner che da Sinners. Timothee Chalamet è stato battuto, ce l’aspettavamo, non solo perché aveva fatto una gaffe parlando male del balletto e dell’opera, ma perché quel Marty Supreme alla fine non era poi ’sto granché.
I bene informati sottolineano che quando è esplosa la polemica, tra il 6 e il 9 marzo, le votazioni dei membri dell’Academy erano già chiuse.
DISCORSI
Michael B. Jordan ha battuto anche DiCaprio, che tanto è abituato ma resta il numero uno; sfoggiava baffi a manubrio inediti e, per la prima volta, al posto della madre, era accompagnato dalla modella Vittoria Ceretti, fidanzata da qualche anno. A lui è stato dedicato il momento “meme”: se ci fosse questa categoria, avrebbe già ottenuto dozzine di Oscar. Il migliore. Trionfa Una battaglia dopo l’altra di Paul Thomas Anderson; miglior film (sull’America cattiva di oggi), miglior regia, miglior attore non protagonista, quel Sean Penn che nemmeno si è degnato di andare a ritirare il suo terzo Oscar della carriera, poiché impegnato in Ucraina a far non si sa bene cosa. «Sean Penn non ha potuto essere qui, o forse non ha voluto, quindi ritirerò il premio a suo nome», ha scherzato il collega Kieran Culkin. «Si trova a Kiev per sostenere l’Ucraina e dovrebbe incontrare il presidente Volodymyr Zelensky», ha detto un alto funzionario ucraino. «È in Ucraina, ma si tratta di una visita privata», ha specificato il funzionario. Penn ha già visitato l’Ucraina diverse volte dall’inizio dell’invasione russa nel 2022. Gli Oscar se ne facciano una ragione.
PAROLE FORTI
Paul Thomas Anderson, ritirando la statuetta per il suo film che descrive un paese inconciliabile, lacerato tra l’eredità politica del “black power” e del Ku Klux Klan, dove tutto si risolve con le armi, dichiara: «Ho scritto questo film per i miei figli, per chiedergli perdono per il disastro che gli stiamo lasciando in eredità, ma anche per incoraggiarli a diventare la generazione che possa riportare un po’ di buon senso e di decenza nel paese». Se non è una frecciata anti-Trump è pan bagnato. A lui è andato anche l’Oscar per la miglior sceneggiatura non originale. Intanto Javier Bardem utilizza il palco dell’Academy per lanciare il suo messaggio contro la guerra e pro-Palestina, tanto per toccare tutti i fronti bellici attualmente caldi. Insomma, gli Oscar sembravano un trattato di geopolitica, ma ci ha pensato il presentatore a buttarla sul ridere. Conan O’Brien ha scherzato dicendo che la sicurezza della serata era particolarmente rigida perché si temevano «attacchi da parte delle comunità del balletto e dell’opera». Si riferiva ovviamente a Chalamet. Altro momento politico: Jimmy Kimmel ha fatto il suo pezzo: «Paesi senza libertà di espressione? Corea del Nord e... Cbs».
LA STAR DI “HAMNET”
Miglior attrice, come previsto da mesi, l’irlandese Jessie Buckley, grazie a una clamorosa e straziante prova recitativa in Hamnet. Mamma di una bimba di appena 8 mesi, vestita in rosa confetto e fascia rossa che ricordava Grace Kelly, dedica al premio al «caos che regna nel cuore delle mamme». Amy Madigan si aggiudica invece il premio come miglior attrice - il primo della carriera, a 75 anni- non protagonista per Weapons. Sul palco scherza con ironia e ringrazia il marito Ed Harris. Valentina Merli è stata l’unica italiana premiata agli Oscar. La produttrice ha vinto per il miglior cortometraggio in live action Two People Exchanging Saliva. Sul palco denuncia il fatto che l’Italia non tutela abbastanza il cinema. E ti pareva.
GLI STRANIERI
Nella combattuta categoria del miglior film straniero, dove c’erano pezzi da novanta, alla fine ha vinto il commovente dramma norvegese Sentimental Value. La pellicola, tra l’altro, aveva ben tre attrici che gareggiavano per l’Oscar, ma nessuna ha vinto. Arriverà a maggio su Sky e Now. Ha avuto la meglio sull’ottimo film brasiliano L’agente segreto (Brasile), che sembrava favorito, su Un semplice incidente (Francia), sullo sconvolgente Sirât (Spagna) e sul film dedicato alla bambina palestinese La voce di Hind Rajab (Tunisia) che aveva vinto il Leone d’Argento - Gran Premio della Giuria alla 82ª Mostra di Venezia. Citando- o meglio parafrasando- lo scrittore americano James Baldwin, Trier ha parlato delle responsabilità verso i giovani. «Tutti gli adulti sono responsabili di tutti i bambini», ha detto dal palco. «Non votiamo politici che non prendono questa responsabilità sul serio». Per la prima volta l’Academy ha deciso di introdurre tra i premi la categoria “miglior casting”. Ha vinto Cassandra Kulukundis per One Battle After Another, film che alla fine si è rivelato il più gettonato con sei statuette.




