Il mistero attorno all’eredità di Raffaella Carrà si arricchisce di un nuovo capitolo. E stavolta a parlare è uno che la conosceva davvero, cioè Giancarlo Magalli, storico autore e volto Rai, che rompe il silenzio e lo fa con parole che pesano come macigni, soprattutto nell’ignorare l’esistenza di un figlio segreto della conduttrice romagnola: “Per niente. Proprio non l'ho mai sentito nominare”.
Come racconta anche Il Messaggero, che ha intervistato Magalli, il legame tra lui e la Carrà nasce negli anni ’80, ai tempi di “Pronto, Raffaella?”. Un programma diventato cult, nato quasi per caso: “Avevamo scritto il programma per Gianni Morandi… Poi cambiò idea. Fu allora che Boncompagni disse: ‘Guarda che Raffaella Carrà lo farebbe benissimo’. E lei, diva già consacrata, si presentò così: ‘Io sono qui a fare un lavoro che non so se so fare’. Umiltà pura. La diva che ammette una sua debolezza”. Oggi si parla di eredità, di un presunto figlio, di un nome che spunta dal nulla: Gian Luca Pelloni Bulzoni. E Magalli non ha dubbi: “Non lo so, mi pare molto strano. Non le ho davvero mai sentito fare il suo nome”.
Raffaella Carrà, spunta un figlio adottivo segreto: chi è Gian Luca Pelloni Bulzoni, unico erede
Da un’ordinanza del Tribunale di Roma del 6 febbraio 2026 emerge una rivelazione sorprendente sulla vita privata d...Ancora più netto quando si entra nel dettaglio del ruolo: “Di manager di Raffaella ne ho sempre e solo conosciuto uno”, cioè Angelo Perrone. “Per tutti, al suo fianco, c'era solo lui”. Nessuna traccia di altri. E poi il punto più delicato: l’adozione: “Questa poi è la cosa che mi stupisce di più”. Perché? “Adottare un figlio è un'impresa. Complicata, burocratica, costosa. E non ce la vedo, Raffaella”. Dubbi che diventano quasi certezze, quando si parla degli eredi naturali: “Si è sempre pensato che fossero i figli di Renzo”. Una convinzione condivisa da chi la conosceva davvero. Infine, il dettaglio quasi grottesco della casa romana: quattro appartamenti uniti, invendibili. “È come abitare su un Frecciarossa”. E forse, in questa storia, la sensazione è proprio quella: un treno lanciato, ma senza sapere bene quale sia la destinazione.




