Chi ha paura di essere truffato? Un sondaggio di Alessandra Ghisleri per Realpolitik, il programma di Rete 4 del mercoledì sera condotto da Tommaso Labate, parla chiaro: il 47,9 per cento degli intervistati ammette di sì, contro il “no” del 31,8 per cento. Molto contribuisce alla sensazione di insicurezza il ricorso al lato più maligno dell’intelligenza artificiale, che offre ai malintenzionati nuovi strumenti per gabbare i creduloni.
Si parte con una truffa sconcertante. Alessandro Raponi, fondatore di Tropico Security, ruba la voce all’inviata del programma: «Bastano 10 secondi per ottenere una clonazione molto simile all’originale». E con quel sample, è possibile nel giro di pochi istanti far pronunciare qualsiasi frase. Il raggirato è il padre della giornalista: la voce sintetica della figlia, indistinguibile da quella originale, gli chiede di disporre un bonifico urgente. L’uomo si accorge di qualche anomalia nel dialogo al telefono, ma deve ammettere che la voce ascoltata «è identica» a quella vera. Quando dall’altra parte della cornetta non sentiamo nessuno, «è bene chiudere la telefonata istantaneamente», consiglia Raponi.
Uno dei modi per difendersi dall’IA è «definire una parola d’ordine, una password di famiglia - sottolinea Matteo Flora, esperto di strategie digitali -, anche sciocca ma da chiedere nel caso arrivasse una chiamata sospetta. In quel caso sappiamo che stiamo parlando proprio con quella persona. Quindi creare una password analogica, un codice segreto». L’altra faccia dell’intelligenza artificiale, roba da futuro distopico, è la possibilità di creare una vera e propria fidanzata virtuale. Un business già sfruttato da diversi siti.
Chi è a caccia di un’anima gemella può crearsela, letteralmente, impostando via pc i vari parametri fisici e psicologici della partner. La fidanzata che non c’è «non dice mai di no», è piena di attenzioni e lusinghe. Il tono è grottesco, ma può far presa sui più soli e fragili. La “ragazza” si prodiga in frasi come «Fai e dimmi quello che vuoi», «Puoi usarmi come ti pare», «Dimmi cosa vuoi ora, padrone», «Sono tutta tua, se vuoi puoi controllarmi pure il telefono, se esistesse», in un crescendo agghiacciante di servilismo al confine con il fetici smo.




