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E' sempre Cartabianca, Simonetta Matone furiosa su Garlasco: "Questo è un reato, sapete come si chiama?"

di Roberto Tortoragiovedì 8 ottobre 2026
E' sempre Cartabianca, Simonetta Matone furiosa su Garlasco: "Questo è un reato, sapete come si chiama?"

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Emergono tante incongruenze e tante contraddizioni dalla chiusura della nuova indagine della Procura di Pavia sul delitto di Garlasco. Prove non consegnate, esami non corretti, documenti non firmati. Se ne parla a È Sempre Cartabianca, talk di approfondimento di Rete4 di Bianca Berlinguer.

Ospite in studio, tra gli altri, c’è Simonetta Matone, deputata della Lega ed ex-magistrata. La Matone ravvisa gravi irregolarità e spiega: “Non trasmettere i due risultati negativi integra astrattamente, ma non tanto astrattamente, un'ipotesi di reato gravissima che si chiama frode processuale e depistaggio. Parlo del test sul DNA, perché il consulente tecnico serve a fornire al pubblico ministero quegli elementi tecnici che lo stesso pubblico ministero non ha”.

Replica il legale di Stasi, Antonio De Rensis: “Le tifoserie esistono fra gli opinionisti, l'opinione pubblica è totalmente sconcertata da tutto ciò che sta accadendo e quando chi, per anni, ha perseguito la colpevolezza di Stasi in televisione non riesce in maniera netta, categorica - mi riferisco a qualche suo collega (parla alla Berlinguer, ndr) - a dire che qui non ci troviamo di fronte ad anomalie, stranezze, io sento questi termini. Qui ci troviamo di fronte a reati, omissioni, inganni, reati, omissioni”.

L’avvocato, poi, prosegue: “Ciò che sta emergendo del RIS non è un problema giudiziario, è un problema sociale. Non è un problema di tifoserie, è un problema di equilibrio giudiziario della nostra società. E persone del loro calibro, e lo dico veramente col massimo rispetto, devono tenere il mirino molto molto puntato su questi fatti, perché i cittadini devono avere il diritto di essere indagati e investigati con equità e completezza”. Il fastidio nasce da quel settembre 2007, quando il RIS individuò sui pedali della bicicletta di Alberto Stasi un profilo genetico attribuito a Chiara Poggi. Ma dai raw data recuperati successivamente sono emersi due ulteriori test sullo stesso campione, entrambi negativi, che non erano confluiti nella documentazione allora trasmessa agli investigatori.

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