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San Youssef, a DiMartedì leggono pure nel futuro

di Claudio Brigliadorivenerdì 30 ottobre 2026
San Youssef, a DiMartedì leggono pure nel futuro

2' di lettura

A DiMartedì, su La7, si erano portati avanti con il lavoro. Giovanni Floris e i suoi ospiti non potevano ancora sapere che il Gip di Milano avrebbe deciso di scarcerare Youssef Siher, poche ore dopo la diretta. Forse lo sospettavano, di sicuro lo sognavano. E così in studio si è proceduto alla “beatificazione” del 30enne italo-marocchino che i pm consideravano la mente social del “Movimento 17 ottobre”. Due piccioni con una fava: difendere il ricercatore equivale, infatti, ad attaccare in un colpo solo governo e stampa di destra.

Si parte con Luca e Paolo: «Grazie alla nostra intelligence, alle nostre forze armate, ai nostri servizi segreti il mondo sarà migliore perché finalmente hanno trovato la mente, Youssef Siher. A vederlo sembra la pubblicità del body shaming. E chi ca***o è Bin Laden?». Floris ride di gusto. «Questi disordini sono stati molto utili al governo, perché cosa c’è di più bello, quando i conti sono in rosso e i camion si fermano, di parlare dei giovani d’oggi?». Tocca poi all’attore e regista Ascanio Celestini: «Siher parla quattro lingue, scrive sui giornali, è una persona che ha studiato, ha trent’anni... I titoli dei giornali su di lui spero li abbia fatti l’intelligenza artificiale».

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Aldo Cazzullo, firma di punta del Corriere della Sera, va direttamente a monte della questione: «Mi sembra un po’ consolatorio dire “l’abbiamo beccato finisce tutto”, non funziona così». Il punto è anche lessicale: «Una trentina di anni fa un po’ tutti i giornali chiamavano gli extracomunitari “vucumprà”, un termine spregiativo, razzista, proprio come “maranza”. Ricordo che un lettore scrisse a Scalfari “perché anche Repubblica usa questo termine?” e Scalfari rispose “lei ha ragione, non scriveremo più vucumprà”.

Adesso nessuno usa più questa parola. Ecco, “maranza” è una parola razzista, l'idea che legislatori italiani la usino in questa maniera, la legge anti-maranza, mi sembra vergognoso». E Alessandro Di Battista? Indignato, ma per un altro motivo: «Mi metto nei panni dei trasportatori, degli operai che leggono un giorno che dietro la loro protesta di sopravvivenza, ci sono i radical chic di Milano, i figli di papà, Putin l’Iran... se continua così la comunicazione dei media che sostengono il governo la prossima volta i pescatori invece che bloccare 46 porti ne bloccheranno 60».

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