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Teatro: Roma, al Quirino il 'Mastro don Gesualdo' di Guglielmo Ferro (2)

domenica 29 settembre 2013
Teatro: Roma, al Quirino il 'Mastro don Gesualdo' di Guglielmo Ferro (2)

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(Adnkronos) - In Mastro-don Gesualdo Verga narra le vicende di un ex muratore, che con la sua tenace laboriosita' e' riuscito ad arricchirsi. Non gli basta pero' la potenza economica, egli mira ad elevarsi socialmente e sposa Bianco Trao, una nobile decaduta che ha avuto una relazione amorosa col cugino Rubiera ed e' stata da lui lasciata, perche' la madre, la baronessa Rubiera, si e' opposta al matrimonio riparatore. Il matrimonio con Bianca non porta a Mastro-don Gesualdo la sperata soddisfazione, perche', ora che e' diventato "don", si sente escluso non solo dalla plebe dalla quale proviene, ma anche dal mondo aristocratico, che lo considera un intruso e lo tratta con distacco. Egli porta nei due titoli che precedono il nome il suo dramma: per la plebe e' diventato un "don", un signore quindi, e percio' appartiene a un altro mondo; per gli aristocratici rimane il "mastro" di sempre, e quindi e' un estraneo al loro mondo. Ma il dolore maggiore gli deriva dal non sentirsi amato ne' dalla moglie ne' dalla figlia Isabella, che, d'altra parte, non e' propriamente sua figlia, ma e' nata dalla relazione di Bianca con Nini' Rubiera. Egli, che ignorava tutto cio', fa educare la figlia in un collegio di nobili e la vizia accontentandola in tutti i desideri. Ma poi si scontra con lei quando Isabella si innamora del cugino Corrado La Gurna, e la fa sposare ad un nobile palermitano. Mastro don Gesualdo, che nel frattempo ha perduto la moglie, e' costretto a lasciare il paese in rivolta per i moti del '48; poi, essendosi ammalato di cancro, va ad abitare a Palermo nel palazzo della figlia dove assiste allo scempio delle proprie ricchezze e muore solo e abbandonato da tutti. (segue)