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Uccidono lo sport italiano. Follia nel decreto crescita: pioggia di tasse, zero futuro

Davide Locano
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È uno dei club col fatturato più alto al mondo, ha una capacità di spesa quasi illimitata e dal punto di vista dell' autorevolezza non ha rivali. Ma se un club come il Real Madrid è potuto diventare "galattico" nella seconda metà degli anni 2000, molto del merito risiede anche in una legge particolare che permise ai blancos di fare shopping in giro per l' Europa: la legge Beckham. Prese il nome dal calciatore inglese che passò dal Manchester United al Real, insieme a stelle come Zidane, Ronaldo e Figo, potendo beneficiare di una tassazione speciale riservata ai lavoratori stranieri durante i loro primi 6 anni in Spagna: l' aliquota ammontava al 24% del reddito netto, la stessa fascia riservata agli spagnoli che percepivano appena 1000 euro al mese. Creò uno scompenso di carattere sociale che venne poi rivisto prima dal governo Zapatero nel 2010 e poi da quello Rajoy nel 2015, ma all' interno di quella finestra temporale permise ai club calcistici spagnoli di affermarsi al top del mondo. E molta della fortuna che tutt' ora hanno accumulato deriva proprio da quel periodo. COME BECKHAM L'Italia, oggi, potrebbe diventare un "paradiso fiscale" per calciatori al pari della Spagna dell' epoca, grazie all' art. 5 del Decreto Crescita, denominato "Rientro dei cervelli" e pensato dal governo per favorire l' arrivo in Italia di lavoratori (italiani o stranieri) residenti all' estero attraverso l' istituzione di un regime fiscale agevolato che sarà attivo a partire dal 1° gennaio 2020. La norma in realtà esiste già. Venne approvata nel settembre 2015 dal precedente esecutivo e prevedeva un trattamento speciale per i lavoratori arrivati in Italia le cui entrate sarebbero state tassate al 30% (anziché al 45%) a patto che non fossero stati residenti nel Belpaese nei due anni precedenti e si impegnassero a farlo per almeno i due anni successivi. Ora, il nuovo decreto legge approvato dal governo il 30 aprile, agevola ancor di più non solo (e non tanto) i lavoratori italiani residenti all' estero da almeno 2 anni che spostano la residenza in Italia per i successivi 2 (fino a un massimo di 5, poi la tassazione aumenta progressivamente fino al 43%), ma non fa distinzione tra italiani e stranieri, che pure se residenti per tutta la vita all' estero godrebbero della stessa tassazione agevolata al 30%. Inoltre, eliminando l' obbligo da parte dei lavoratori di dover soddisfare dei requisiti di specializzazione e qualifica, apre le porte a qualsiasi tipo di figura professionale. Di più: per le regioni del Sud Italia (Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sicilia e Sardegna), l' aliquota scende addirittura al 10%, meno della metà di quella che permise al Real di diventare stellare. Ulteriori agevolazioni, infine, sono previste per i lavoratori con figli: per chi ne ha tre la riduzione è sempre del 90%, non solo per i prime 5 anni ma anche per i 5 successivi. È evidente, dunque, che in ottica mercato un' opportunità del genere possa risultare vantaggiosa per i club di serie A (un caso simile a quello che ha permesso alla Juve di acquistare Ronaldo, convincendolo anche grazie al regime agevolato per i "paperoni" introdotto dal governo Gentiloni nel 2017). Un eventuale ritorno di Pogba alla Juve, ad esempio, con un' offerta di ingaggio netto da 9 milioni, non costerebbe più 18 milioni lordi alla Signora, bensì meno di 13. E che dire degli affari Lukaku e James Rodriguez al Napoli. I due sogni nel cassetto di De Laurentiis sarebbero tassati ancora meno, appena il 10%. Ma se da un lato il potere d' acquisto dei club di A aumenterebbe a dismisura, le opportunità per acquistare talenti italiani diventerebbero ancora meno. DISPARITA' In un calcio già di per sé parecchio esterofilo, iniziative del genere collidono con le politiche adottate dalla FIGC, per rilanciare i settori giovanili, rispettare le quote di italiani presenti in rosa, concentrarsi sulla crescita della nostra Nazionale. Senza contare le frizioni in spogliatoio. A un fenomeno come Federico Chiesa, ad esempio, la Juve sta pensando di offrire 5 milioni netti l' anno di ingaggio, che sul bilancio della società diventerebbero 10. Il neo-acquisto Ramsey, che alla società costa uguale, di milioni ne mette in tasca oltre 7. Per non parlare poi dei club minori, già più che propensi a fare affari fuori dall' Italia e che avrebbero sempre meno interesse ad ingaggiare giocatori made in Italy. Si pensi al Genoa di Preziosi, all' Udinese dei Pozzo, al Palermo di Zamparini. Oppure club di provincia come il Crotone, il Sassuolo, la Spal, la stessa Atalanta, che negli ultimi anni hanno valorizzato profili di italiani presi in prestito da altre squadre ma ai quali ad oggi converrebbe puntare su qualche talento straniero. Sebbene sia già stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale, il provvedimento verrà votato alla Camera la prossima settimana, probabilmente grazie all' apposizione della fiducia. In generale, entro il 29 giugno la legge dovrà essere approvata dal Parlamento. E allora l' Italia diventerà un paradiso fiscale, ma solo per chi non ci vive. di Daniele Dell'Orco

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