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Juventus, calcio e sigarette: non solo Sarri e Buffon, la storia delle bionde bianconere

Davide Locano
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Quando - a metà di una partita della meravigliosa Juve dell' era Trapattoni - Gianni Agnelli entrò nello spogliatoio e vide Platini che si stava allacciando una scarpa con la sigaretta accesa in bocca, calò il gelo. L' Avvocato, ovviamente, ruppe subito la tensione con un sorriso: «Ma come, Michel? Un atleta come lei fuma nell' intervallo?». Il francese non si scompose, si voltò verso il compagno a sinistra che era il mediano Massimo Bonini, gli diede una pacca sulle spalle nude e poi, alzando lo sguardo verso Agnelli, godutasi una nuova e lunga aspirata, rispose semplicemente: «Avvocato, l' importante è che non fumi Bonini, è lui quello che deve correre. Io sono Platini». Meraviglioso, da applausi. Oggi, in questa Juve che sta per iniziare la stagione 2019-20, non c' è Platini e l' Agnelli alla guida è Andrea, ma il vizio del fumo non è sparito. Anzi. Con l' arrivo di Buffon, che proprio ieri ha ufficializzato il suo ritorno a 41 anni dopo l' esperienza al Psg, e l' arrivo del nuovo allenatore Maurizio Sarri, gli appassionati della sigaretta sono drasticamente aumentati nello spogliatoio della Signora. Già, perché il portiere non ha mai nascosto il vizio mentre il tecnico toscano vive la paglia come naturale prolungamento della mano: faranno compagnia al presidente Andrea Agnelli e all' altro estremo difensore Wojciech Szczesny, che secondo molti avrebbe smesso, ma ai tempi della Roma si era fatto pizzicare dai paparazzi. Che poi, cosa c' è di male se uno di fa una sigaretta? Proprio niente e il football ha avuto infiniti esempi sia tra allenatori che giocatori: dal sigaro di Lippi a Mazzarri e Ancelotti, da Balotelli a Vialli, Rooney, Verratti, Zidane, Barthez, Cruyff, tanto per fare qualche nome a caso di gente che non ha mai avuto problemi a farsi vedere in azione. Perché poi non è certo un pacchetto ogni tanto a farti giocare meno bene: oui, ce l' ha dimostrato Michel Platini. di Alessandro Dell'Orto

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