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Caso Mayorga, Cristiano Ronaldo prosciolto. L'accusa di stupro non sussiste: "Nessuna prova certa"

Cristina Agostini
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Finisce in una bolla di sapone il caso del presunto stupro di Cristiano Ronaldo ai danni di Kathryn Mayorga. Esattamente dieci anni dopo, le accuse contro il portoghese cadono e, a quanto pare, non perché sia stato raggiunto un (altro) accordo extragiudiziale quanto perché la giustizia americana ha fatto il proprio corso e stabilito di non avere in mano elementi realmente concreti per poter perseguire CR7 dopo quanto successo in un hotel di Las Vegas nell' estate 2009. Il procuratore Steve Wolfson ha spiegato con un comunicato che, dopo avere esaminato la nuova indagine della polizia, le accuse di violenza sessuale «non possono essere provate oltre ogni ragionevole dubbio e che non saranno contestati capi d' accusa al calciatore». Ronaldo aveva sostenuto che il rapporto con la ragazza conosciuta in una discoteca della "Città del peccato" c' era stato, ma era stato consensuale. Il comunicato della procura di Las Vegas parla anche di «mancanza di prove chiare sulla base delle informazioni fin qui ricevute per documentare chiaramente uno stupro». Leggi anche: Contrordine sul caso-Mayorga. "Denuncia non è stata ritirata": per Cristiano Ronaldo l'incubo continua Il caso era deflagrato nei mesi scorsi, quando Der Spiegel aveva tirato fuori alcuni documenti, ottenuti attraverso il sito Football Leaks, tra cui un accordo riservato stipulato sempre nel 2009 da Ronaldo con la Mayorga per non rivelare l' accaduto dietro pagamento di 375.000 dollari. Secondo la ricostruzione la ragazza, all' epoca modella 25enne, sarebbe stata costretta a subire sesso anale dal calciatore in una stanza d' albergo di Las Vegas dove il portoghese era in vacanza prima del suo passaggio dallo United al Real Madrid. Ronaldo si è sempre proclamato innocente: «Nego fermamente. Lo stupro è un crimine abominevole, contrario a tutto ciò in cui credo. Mi rifiuto di alimentare lo spettacolo mediatico creato da persone che cercano pubblicità a mie spese». E gli inquirenti gli hanno dato ragione. di Claudio Savelli

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