(Adnkronos) - Il primo maggio del 1969, mentre una piccola ditta di Sondrio costruiva l’impianto meccanico -una seggiovia monoposto- in una primavera particolarmente nevosa i lavori iniziavano con la sola forza delle braccia, una ruspa, una carriola alla volta. E un elicottero, il primo a portare in quota i piloni per costruire una seggiovia, tanto provvidenziale quanto inaspettato. “Un gruppo di alpini era rimasto incrodato sulla Tofana de Rozes – ricorda Lorenzi – ma lo stesso soccorso che si precipitò ad aiutarli non riuscì più a scendere: e così salimmo noi. Una volta sani e salvi a valle finimmo per diventare amici. Dal Lei passammo al tu, da qualche bicchiere di vino passammo a stringere amicizia, e poi una collaborazione. E così l’esercito acconsentì ad aiutarci a costruire la funivia con il loro elicottero, un 204 con una pala sola. La inaugurammo il 14 febbraio 1970”. Ma non finì qui. Da questa collaborazione nacque anche il soccorso alpino come lo conosciamo oggi (eccezion fatta per la gratuità dell’epoca): se era possibile trasportare in quota i piloni -si chiesero Lorenzi e Lacedelli- perché non portare le persone? Invece di salire, per il recupero in quota, perché non scendere? Iniziò così l’ascensione dei primi soccorritori trasportati sugli elicotteri militari, una vera rivoluzione in termini di tempo e praticità. “Tutto questo non sarebbe stato possibile senza Lino -prosegue Lorenzi- o meglio, come lo chiamavamo noi, ‘Testa’. Lino aveva una caparbietà, un’ostinatezza fuori dal comune. Non ha conquistato il K2 per caso. Averlo avuto come compagno e come Presidente della società è stata una fortuna: quando si trattò di costruire la seggiovia, Lino, con il suo nome e le sue conoscenze, andò a bussare a tutte le porte. Riusciva sempre ad avere i permessi e ad ottenere quello che voleva. Un esempio? Negli anni ’70 in Italia non c’era cemento, per noi fondamentale, non si trovava da nessuna parte. Lino lo scovò a Reggio Calabria. E lo fece arrivare a Cortina”.




