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Disfatta-Costa Rica. Ma per i giocatori è colpa del caldo

di Matteo Legnanidomenica 22 giugno 2014
1' di lettura

Ah, il caldo. Colpa sua, se il Costa Rica ci ha schiantato. Ma, allora, gli allenamenti nella "tenda" di Coverciano a cosa sono serviti? Quella di ieri sera è stata una delle partite più brutte della storia della Nazionale. Errori a non finire, zero gioco, lentezza in tutte le zone del campo. Ma per gli azzurri è tutta colpa del calcio (che, tra l'altro, ci sarà pure martedì prossimo a Natal nella partita decisiva con l'Uruguay). Li senti nel dopo partita ed è tutto un autoassolversi: Parte Thiago Motta, l'italo-brasiliano lento come una lumaca e inspiegabilmente preferito al buon Verratti che si era visto contro l'Inghilterra: "Loro, se li prendi uno a uno non sono una grande squadra, ma sono abituati al caldo, più di noi". Prosegue Pirlo: "Faceva caldo, molto più che contro gli inglesi". E vai con Marchisio: "Rispetto all'Inghilterra sono cambiate tante ccose a cominciare dall'orario della mpartita. E loro sono più abituati di noi a questo clima". Ma il migliore di tutti è Alessio Cerci, entrato a metà del secondo tempo, che respinge così le critiche sulla sua scarsa incisività sulla fascia destra: "Colpa mia? Rido. Non è che con quattro palle che tocchi riesci a risolvere la partita. Non è da quei minuti che si giudica un giocatore". Vada a vedersi, Cerci, l'Italia-Austria di Italia '90 e il gol di un certo Totò Schillaci.