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Ferma per coronavirus, la Serie A si trasferisce in salotto con i campioni di calcio virtuale

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Claudio Savelli
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Quante volte l' abbiamo detto, che se il calcio non ci fosse bisognerebbe inventarlo. Ecco, è successo. Di questi tempi servirebbe un' alternativa pronta, da fare in casa. E a pensarci, non è necessario pensarci: il calcio virtuale, quello sui videogiochi, il cosiddetto eFootball, esiste già e negli ultimi anni ha raccolto parecchi fan. Solo che in Italia ce ne siamo accorti tardi.

Lo scorso gennaio, la Lega annunciava ufficialmente la nascita della eSerie A, a cui si sono iscritte 18 squadre delle 20 che partecipano al campionato "vero" (mancano Napoli e Brescia): un bel numero, considerando che si tratta della prima edizione e non tutte avevano allestito una squadra. Le grandi, negli ultimi anni, hanno ingaggiato un professionista, stipendiandolo dai 1000 ai 3500 euro al mese (all' estero arrivano anche a 15mila). A quest' ultimo avrebbero dovuto aggiungere un dilettante durante un draft in stile Nba, dove si erano qualificati i migliori giocatori non professionisti: era in programma lo scorso lunedì, ma non si sarebbe svolto per via del blocco della Serie A vera.

L' INIZIO DEL TORNEO Le notizie scarseggiano. La mente è altrove, come è giusto che sia, ma non c' è traccia di comunicati ufficiali, nonostante si avvicini anche la data di inizio del torneo (23 marzo). La sospensione pare scontata visto che lo svolgimento era previsto in sedi fisiche, dove quindi si assembrano le persone, anche se la Lega potrebbe ribaltare l' idea. I gamer infatti possono anche giocare da casa, direttamente dal luogo di quarantena, collegati online e muniti di webcam e microfono: questi show fanno milioni di spettatori sui siti specializzati.

Potrebbero interessare anche le tv che, in questo momento, sono prive di eventi sportivi da trasmettere. Allora perché non vendere loro i diritti (nessuno li ha, al momento) e organizzare la trasmissione delle gare in diretta, colmando il vuoto lasciato dallo stop della serie A?
Farebbero compagnia agli italiani nel momento in cui il calcio è assente, soprattutto ai più giovani. E sfrutterebbero il vuoto per lanciare il nuovo prodotto al meglio. In Italia, gli e-sport rimangono infatti di nicchia.

Lo dimostra il ritardo con cui la Lega ha lanciato il formato virtuale: esistevano già la Virtual La Liga eSports, la ePremier League, la Virtual Bundesliga, la e-Ligue 1. Di questi, alcune gare (soprattutto le finali) sono state trasmesse anche dalle pay-tv, oltre che sui canali online. Vuol dire che si può fare: e perché non farlo proprio ora?

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