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Milan, Pioli positivo? In panchina Giacomo Murelli: chi è "l'anti-Maradona" che guiderà i rossoneri

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Prima Roberto Mancini e poi Stefano Pioli, tecnico del Milan («Asintomatico e in quarantena domiciliare», comunica il club) ci ricordano che anche gli allenatori possono essere contagiati e risultare indisponibili in qualsiasi momento. Il primo è stato sostituito da Evani, il secondo, contro il Napoli dopo la sosta, dovrà far posto in panchina al vice Giacomo Murelli. A quest' ultimo toccherà l'ingrato compito di fare da test sull'efficacia dei secondi. In una squadra come il Milan, sulla cresta dell'onda, anche una piccola variazione può rompere l'incantesimo. Di certo non si spezzerà il rapporto tra i due, ormai giunto al 16esimo anniversario.

Al più, un vice può soffrire la "promozione", anche se temporanea: il caso-Gotti, che dichiarò un anno fa di non voler essere il primo allenatore all'Udinese, è unico e raro, anche perché lo hanno convinto a continuare. Murelli, come molti nel suo ruolo, è abituato a recitare la parte del comprimario: nei 4 anni in A da giocatore, tutti all'Avellino, collezionò infatti solo 63 presenze, abbastanza però da guadagnarsi l'etichetta di "anti-Maradona". Toccava a lui marcarlo. L'assenza di un allenatore non è paragonabile a quella di un calciatore, ma di certo non è indolore, soprattutto ora che le squadre si allenano meno e giocano di più, quindi il controllo sfugge. Dal momento che Pioli è il primo caso ma non sarà l'ultimo, tutti devono farsi trovare pronti. Alla Juve, al fianco dell'esordiente Pirlo, è stato scelto apposta Tudor, già navigato tra le 25 panchine nell'Udinese e le 212 in carriera.

 

È il meno "vice" tra tutti i vice di A. A Stellini, spalla di Conte all'Inter, non è ancora capitato se non nei post-partita. È successo invece a Gigi Riccio lo scorso febbraio nel Napoli al posto di Gattuso: anche qui è in corso un'amicizia ventennale. Nel 1997 infatti si trasferirono insieme ai Rangers Glasgow per poi riunirsi nel 2012 alla guida del Sion. Non è un caso che molti vice siano conoscenze di lungo corso: l'approccio-Mourinho, che chiedeva un uomo del club (Baresi nell'Inter), non è più di moda. Possanzini è con De Zerbi dal 2016, Farris è un fedelissimo di Simone Inzaghi dal 2014, Nuno Campos è il braccio destro di Fonseca addirittura dal 2005, Paolo Benetti è con Ranieri dal 2007 e, per di più, è suo cognato («Abbiamo sposato due sorelle»), Tullio Gritti è nello staff di Gasperini dal 2004 e ne è diventato vice nel 2013, al Genoa.

Per Gritti, questo ruolo è un paradosso visto che nel 1987, quando giocava nel Brescia (e l'Atalanta, allora, è un secondo paradosso) dichiarò di «non voler restare nel calcio» ma di voler «sfruttare il diploma di perito chimico». Uno dei vice più visti è Tanja, che ha fatto le veci di Mihajlovic nel Bologna quanto quest' ultimo era in cura. La più curiosa invece è la storia di Matteo Paro: ha 37 anni, potrebbe ancora giocare invece è il secondo di Juric al Verona dopo essere stato suo compagno al Crotone e al Genoa, suo giocatore al Mantova e in Calabria e suo match analyst in Liguria. Per la serie, il vice deve saper fare il vice ma anche conoscere l'allenatore così bene da poterlo sostituire in qualsiasi momento.

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