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Inter, perché Simone Inzaghi ha "il motore" per la fuga: scudetto, nerazzurri favoriti?

Tommaso Lorenzini
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Nel ciclismo la "volata lunga" comincia lontano dal traguardo, è spesso un azzardo preso da quei corridori che sanno di non avere chance rispetto agli sprinter, ma anche la mossa del velocista puro nel giorno di gamba buona, per piazzare il colpo dal sapore d'impresa. Se la lotta per lo scudetto sarà una volatona è difficile da pronosticare, però il gruppo di testa ha fatto il vuoto e la squadre iniziano a guardarsi negli occhi: Milan 38 punti, Inter 37, Napoli 36, Atalanta 34. Dietro rientreranno? Difficile. Ma fra le quattro sorelle chi, ad oggi, ha le carte migliori per spuntarla? Nella nostra personale "torta" - più che opinabile- diamo all'Inter un 30% delle chance, il suo "motore" ci appare superiore rispetto alle altre per alcuni motivi. 

Anzitutto l'abitudine a lottare per lo scudetto di quasi tutti i giocatori, arrivati secondi con Conte due anni fa e poi campioni d'Italia: dunque sanno come si fa. La stagione scorsa i nerazzurri sono stati impegnati nel testa a testa col Milan salvo poi salutarlo con un'impressionante progressione primaverile. Oltre al cinismo ereditato da Conte, quest' anno è impreziosito dal miglioramento del gioco: forse sarà meno impetuosa, l'Inter, ma a tratti sa essere spumeggiante senza perdere efficacia. Il migliora attacco (39 reti) e la seconda miglior difesa (15) ne sono una prova. Incrocia le dita Inzaghi sul capitolo infortunati (e Covid), a parte De Vrij, il solito Sanchez e il sorpendente Darmian (in recupero), finora rispetto alle altre non ha avuto guai veri e la sua rosa è la più profonda: una variabile pesante, che per esempio ha colpito pesantemente il Napoli. 

La squadra di Spalletti con l'Atalanta ha fatto il possibile ed è uscita battuta solo nel punteggio. Vero è che da quando ha perso Osimhen, Anguissa (e poi anche Koulibaly, Ruiz e Insigne), ha fatto 4 punti in 4 partite (pur mantenendo la miglior difesa: 12 subiti). Chance scudetto? Il 25%, perché i fenomeni di Spalletti prima o poi rientreranno, la qualità delle riserve c'è (Mertens su tutti) e, in un campionato con avversarie modeste come il nostro, è una garanzia. Cosa manca allora a Luciano? La continuità: se in un primo anno in panchina può essere fisiologico, in questa lotta serrata potrà essere esiziale. La costanza è invece dote che non difetta all'Atalanta, che vive uno stato di forma eccezionale, con Gasperini che può pescare in panchina e far svoltare le partite con Muriel e Ilicic: le sue chanche sono al 25%. 

La Dea non ha le pressioni del vincere a ogni costo, è quasi coperta con due "doppioni" per ruolo, e affronta ogni partita senza calcoli o condizionamenti pregressi: in campo sempre i migliori e quasi sempre funziona. Certo, nel giocare a mille ogni gara, a volte ci sbatte la testa, magari contro qualche "provinciale": se maturerà anche sotto questo aspetto... Chi è maturo è il gruppo del Milan, capolista ma ultimo nel nostro gradimento momentaneo (20%). Perché? Perché nonostante il progetto Pioli sia chiaro ed efficace tramite un gioco corale e un gruppo da tutti osannato, la leadership di Ibra e l'abitudine ai piani alti, i rossoneri sono vittime di troppi infortuni (stanno spingendo al massimo fin dalla scorsa stagione), la difesa balla troppo (Kjaer fuori che guaio) e il centrocampo non potrà sempre sopperire alla mancanza di gol degli attaccanti: Rebic, Castillejo e Giroud sono rotti, Leao non segna dal 23 ottobre. Ibra, checché ne dica lui, non è onnipotente: per fortuna è "apparso" Messias.

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