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Lazio e Roma si "divorano" le milanesi? Lo scenario-Champions: cosa accadrà

Claudio Savelli
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Negli ultimi due campionati, la distanza tra Milano e Roma è stata di 43 (2021/22) e 40 punti (2020/21). Il bottino di Inter e Milan è rimasto identico nel biennio dei trionfi, 170 in entrambi i casi, mentre quello delle squadre della Capitale è calato di soli 3 punti nella stagione di rodaggio di Sarri e Mourinho rispetto a quella con Inzaghi e Fonseca (da 43 a 40 punti). La distanza era cristallizzata: le milanesi battagliavano tra loro per lo scudetto mentre le romane duellavano per spartirsi l’Europa League e la Conference. Le prime davano ormai per scontato l’ingresso in Champions, le seconde nemmeno si avvicinavano.

Ora, a girone d’andata terminato, sono tutte racchiuse in un punto. Il dislivello è sparito. Sono peggiorate di 13 punti complessivi le milanesi e sono migliorate di 11 punti totali le romane. Lazio e Roma non sono migliori delle dirimpettaie ma, sotto alcuni punti di vista, stanno mostrando la via. Hanno fondato i loro progetti sugli allenatori, prima che sul resto.

 

MISTER STRAPAGATI
Sarri e Mourinho, infatti, percepiscono ingaggi superiori alle possibilità dei club: il laziale incassa 3,5 milioni netti all’anno, meno solo di Immobile (4) e più di Milinkovic-Savic (3,2) mentre Mourinho ha firmato per 7 milioni a stagione. Wijnaldum, il giallorosso più pagato, si ferma a 5, il tandem dei recenti sogni Dybala-Abraham a 4,5. Vuol dire che i tecnici a Roma sono i “top-player” riconosciuti e riconoscibili: per questo, oltre che per i palmares, nei momenti di difficoltà nessuno mette in discussione il loro regime.

Il tecnico è uno strappo alla regola dell’equilibrio finanziario. Lotito ha sempre gestito la Lazio con i conti in mano: mai comprare se prima non si vende, mai azzardare il passo più lungo della gamba. Magari non ha assestato acquisti di grido ma riuscire a tenere un Milinkovic-Savic felice in rosa per tutti questi anni, rifiutando offerte a tre cifre, è un colpaccio. La Lazio in estate si è rivoluzionata per diventare più sarrista ma è riuscita a spendere più o meno quanto ha incassato: 39 milioni in uscita, 36 in entrata. Anche i Friedkin hanno impostato una Roma ad impatto zero.

 

Nei primi mesi hanno smaltito la zavorra di contratti pesanti accatastati dalla gestione precedente, poi hanno assestato alcuni colpi di valore come Abraham a 40 milioni per iniettare un patrimonio futuribile in rosa. In estate hanno chiesto a Tiago Pinto un mercato a impatto zero in cui è rientrato Dybala in quanto svincolato e ora, vedi Zaniolo, impongono che i calciatori non si svendano ma si vendano al giusto prezzo. Le società romane si mostrano solide mentre il gioco delle squadre è diventato riconoscibile. La Lazio tambureggia come vuole Sarri (6 gol fatti e zero subiti tra Sassuolo e Milan), la Roma difende (ha concesso solo 12 gol potenziali, meno di tutti, incassandone appena 16) e contrattacca “alla Mourinho”. Proprio perché sono opposte, i tifosi apprezzano queste due idee di calcio. Le usano per distinguersi, anche ora che vanno a braccetto in classifica, mettendo pressione alle milanesi che invece sono unite dai problemi. 

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