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La tappa "tagliata" va contro la natura del ciclismo

Ernesto Colnago
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Io credo nel ciclismo. E credo nel Giro d’Italia che è il mio mondo. Ci credo al punto che quest’anno gli ho dedicato una delle mie creature. Ma questa volta non credo ai corridori, almeno per un giorno, perché questo non è il mio sport, il nostro sport. L’ho vissuto da dentro, come meccanico per più di vent’anni, come produttore il resto della mia vita. So quanto possa essere dura, me lo hanno insegnato Merckx e Saronni in passato, me lo conferma Pogacar oggi. Ma è anche la parte essenziale del suo fascino, quella che nel giro di un’ora è stata distrutta per curare gli interessi di pochi. Perché di questo stiamo parlando, è una questione di rispetto. Rispetto per gli organizzatori, che ad una corsa come il Giro d’Italia lavorano tutto l’anno. Rispetto delle città e dei paesi che lo ospitano, aspettando una festa che non c’è stata. Rispetto dei tifosi che non chiedono nulla, se non di vedere passare i loro campioni e non è successo nulla di tutto questo.

Chi organizza deve avere soddisfazioni, chi è a bordo strada per applaudire deve essere considerato. Vista così, sembra che il Giro abbia preso una brutta piega, comanda la politica quando a parlare dovrebbero essere solo le gambe. Intendiamoci, io sto dalla parte dei ciclisti, lo faccio da una vita. E sono sempre stato pronto a soddisfare tutte le loro richieste: ho portato il carbonio quando ancora non lo usava nessuno, ho brevettato i freni a disco, ho studiato la forcella dritta. Facciamo di tutto perché siano a loro agio in bici, ma oggi mi sembra esagerato. Due rapporti in meno non cambiano la vita, una bici leggermente più pesante pure. O vogliamo mica pensare che uno con il fisico di Milan possa andare sullo stesso mezzo di uno come Pozzovivo? Queste sono richieste ragionevoli, ma non affrontare la strada per paura, no. Tutti hanno perso una grande occasione, dimostrare di essere più forti anche delle avversità. Perché nella sofferenza emergono i valori veri e il mio, il nostro ciclismo non può essere questo. Io però lo amo ancora. 

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